Arrivo's Weblog

settembre 13, 2010

BUONA POESIA

Filed under: scrittura — arrivo @ 6:42 pm

Il suo letto una croce vuota e bellissima, riposa dolce Salvatore, riposa le tue stanche ossa, i tuoi stupendi muscoli, la Pace ti avvolga nel tuo letto il fiume danubiano, il tuo cadavere dorme per tornare tra di noi, quella Luce della tua anima in questa oscura notte dell’anima eterna, gioia per te da noi tutti, amore mio dolcissimo ed eterno che muovi le tue mosse, cammini nei tuoi passi possano le tue belle scarpe avere pietà di te e aiutarti all’indirizzo che tu cerchi del bianco sorriso dei tuoi forti denti che la spalancata gioiosa bocca rinnova il mio spirito, sempre e per sempre in un sacro connubio di intenti alla ricerca di una nostra dimora interiore in cui poter cucinare amore e bere passione di sguardi vivi e accesi in un materiale rispetto altrui per le nostre uniche vite.

Nicola Castellini

Annunci

dicembre 12, 2017

Piazza Fontanah

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 4:32 pm

Oggi è l’anniversario della strage di piazza Fontana, del ’69. I massmedia ci ripetono a disco rotto che non sono stati trovati i veri responsabili, quando invece un responsabile c’è, ma
vive liberissimo in Giappone e detiene persino una catena di supermercati (adesso mi sfugge il nome della ditta, ma devo averlo da qualche parte). Si chiama Delfo Zorzi, c’è chi lo aiuta e lo protegge, in Italia ovviamente, e il Giappone non concede l’estradizione,
per ovvie pressioni.

maggio 7, 2017

Drink Floyd Live al CRX 11 Maggio 2017

 

IMG-20170505-WA0000

I Drink Floyd suoneranno il giorno 11 Maggio 2017 in occasione del MercaReggae del Circolo Island di Madonna Alta. La formazione è composta da Carlo (ex batterista dei Mopti), Mencarelli alle tastiere, Alviero Santocchi alla chitarra e Carlos Ernesto Moscoso Thompson al basso, per finire con Alfredo seconda chitarra.

aprile 10, 2017

MOESIA puntata uno

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 8:49 am

https://www.facebook.com/events/271415713269959/?ti=cl

Direttamente dalla libreria Mannaggia il livello rec de L’autoradio.net :
Puntata speciale con la redazione moetica composta da Nickcastle, Parasite Conspiracy e Maria di Magdala. Ospite d’eccezione Ale Freak che ci parlerà dei Prigionieri del Presente. 

aprile 3, 2017

MDLSX recensione

Spazio Zut! Di Foligno, Corso Cavour, Domenica 2 Aprile nel secondo pomeriggio. Ressa e calca alla cassa, tutto esaurito per lo spettacolo dei Motus di recente ritorno dall’Australia. L’attrice-performer-dj Silvia Calderoni ci offre un’intermediazione tra se stessa e le immagini video proiettate. Parte dal fondo della platea per fiondarsi verso il fondale del palco ad armeggiare con la musica dal laptop e un mixer per 22 tracks in totale, poi si muove rapida mostrando la potenza dei suoi muscoli, videoriprendendosi con una camerina che proietta direttamente a noi su una superficie rotonda, ma prima ci fanno vedere una sua interpretazione infante, di “C’era un ragazzo, che come me, amava i Beatles e i Rolling Stones”. Poi è un’ora e mezza di pura psichedelia tra microfoni, danze furiose, respiri col pubblico, nudi integrali e storie di se, del suo rapporto col corpo che sboccia e poi viene catalogato secondo canoni tradizionalisti. Energia queer sul palco, Laser, lamenti e distorsioni incessanti, ossessive, in cui la “diversità”, l’alterità della protagonista viene sbattuta in faccia al pubblico, incantato da tal sirena. Gli applausi non finiscono mai e lei allora se ne torna da dove era venuta, chiamando prima sul palco i suoi registi Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, mai, forse, così in forma. Silvia, per la prima volta, firma anche la drammaturgia insieme a Daniela Nicolò.

Nicola Castellini

silvia calderoni

Foto sopra: Silvia Calderoni

ottobre 31, 2016

L’ora di ricevimento

di Stefano Massini
regia Michele Placido
con Fabrizio Bentivoglio
e Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori, Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti
scena Marco Rossi
costumi Andrea Cavalletto
musiche originali Luca D’Alberto – voce cantante Federica Vincenti
luci Simone De Angelis

una produzione Teatro Stabile dell’Umbria
si ringrazia Fondazione Brunello e Federica Cucinelli

Fabrizio Bentivoglio sta per quasi due ore sopra la pedana, tutto il tempo, lui professore con i capelli bianchi a sognare il primo giorno di lezione in una banlieue, fin troppo logico, piena di migranti. Poi ci sono gli altri attori, vedi Francesco Bolo Rossini, supplente di matematica scapigliato e un pò bistrattato dagli alunni e dai loro genitori (falsi). Nel mezzo cogliamo un fiore magro e biondissimo che parla accento (rumeno?) emanando petali di poesia seduta e, a tratti silenziosa: Carolina Balucani. Convince anche la prova di Giulia Zeetti, prima musulmana dagli occhi chiarissimi e poi indu lungaveste per finire maestrina rigida e fascinosa. Ma non finisce qui, perché di prove attoriali ce ne sono a iosa e di ogni colore. E’ proprio qui che la lezione si fa severa, con una drammaturgia in parte impietosa verso certi clichés nei confronti di ciò che è differente dalla cultura dominante occidentale. Vengono riproposti, in chiave comica, aneddoti scolastici e soprannomi dati agli scolari, impegnative gite e discussioni importanti sul menu da servire, che porteranno il professore protagonista alla perdita del posto in un delirio di differenze religiose, di usi e costumi, alimentari, di linguaggio. Lo spettacolo ha la sua scappatoia onirica che giustifica caleidoscopici pregiudizi sociali e di classe per fare leva su un senso di pietismo e un poco di buonismo in noi. Condanna noi altri a rimanere prigionieri delle nostre convinzioni etiche quando è presente il pericolo di un pensiero altro. Ne fa uno sberleffo, e le pose di Bentivoglio convogliano tutte in quella direzione. La Balucani no, dopo qualche secondo che è in scena comincia ad emanare di luce propria e a rubare la scena. In mezzemaniche e codino esalta in modo assoluto il suo personaggio, dappertutto. La si vedrebbe volentieri davanti a una macchina da presa, con quel viso latteo e gli occhi enormi, pieni di insicura sicurezza che tanto ammaliano.

Nicola Castellini

settembre 28, 2016

Lafantasiologiaalbalù

2016-09-27-20-49-22

 

Il sandalo parla all’uomo dai lunghi capelli nel centro del palco di abat-jour spiazzando il pubblico razionalmente. 30 minuti per un drink Gianni_FlashGordon_Balù. Non è freddo, le parole dall’uomo dai lunghi capelli sono calde e il suo sorriso conforta, autoproduce endorfine con una pressa da 500 kg in 50 minuti a quaderno. Due popcorn di Caiano all’Università Federico Secondo Noi è maturo il tempo e cominciamo. La gente è catturata dalle tre letture e quel microfono su cui, per caso, spunta il nome di Bukowski. Documenti, prego. Mostra dei segni in codice chiudendo, con dei salmi, dei chorus contemporanei. L’uomo dai lunghi capelli neri ricorda Allen Ginsberg, ma ha un nome (il doppio) e un cognome, i seguenti: Massimo Gerardo Carrese. Il sandalo ha finito di parlare a lui, studioso di storie e caratteristiche dell’immaginazione e della fantasia e ci si chiede il motivo per cui agli appuntamenti letterari la nostra città UNIVERSITARIA sia miope ogni volta, è forse colpa dell’assessore? Il fantasiologo si è trovato a suo agio a prescindere, crediamoci. Pure alle Ngurzu Edizioni.

Nicola Castellini aka Castle

2016-09-27-21-37-19

 

settembre 25, 2016

Gladys Basagoitia Dazza

Gladys è una distinta signora di origine peruviana con passaporto italiano che ha animato e anima i salotti poetici del perugino. E’ in uscita col suo ultimo libro bilingue italiano e spagnolo “Empireo della rosa” per Fara Editore, di cui mi ha omaggiato di una copia con dedica. Nella sua casa in centro città, nel suo studio, intenta a trascrivere fogli, spiega l’origine della sua creazione poetica. Gladys riceve emozioni a blocchi dall’etere e le mette su foglio bianco, a penna, in italiano, per lo più sdraiata sul suo letto, posizione che ama anche per leggere. La sua fantasia non ha confini, ha pubblicato un’infinità di libri di poesia e un paio in prosa, che non ama come la poesia perché non ha pazienza. Da bambina viveva in povertà. Da adulta ha studiato biologia, insegnato, poi la pensione, figli, nipoti, affetti. Nella poesia di Gladys ritroviamo temi intimi che sconfinano la realtà per trascenderla. I suoi versi paiono spesso intrisi di esoterismo, pur non essendoli. Lo studio nel quale ci riceve Gladys è zeppo di lei, dei suoi libri, della stampante, delle due tastiere del pc, di due orologi, una finestra, una sedia e un divano comodissimo. Ha uno sguardo vivissimo, si sta preparando alla nuova presentazione del libro, cercando una location differente dalla solita sua Sala Goldoniana della sua cara Università per Stranieri di Perugia. Ha vinto un’enormità di premi letterari, girando il mondo. La sua umanità pervade ogni sua mossa, ogni suo accento e cenno. Le auguriamo di continuare a incanalare tutta la lava interiore possibile attraverso la sua poesia.

 

Nicola Castellini

settembre 20, 2016

L’Umbria ha il Noise

2016-09-18-21-18-18

 

Arrivo prima del dovuto, il cielo è plumbeo, si apre il sipario sulla darsena all’ultimo giorno del festival di Umbria Noise. Mi accoglie l’altissimo Marco, in sala i preparativi per la serata, il Rota che mette a posto il palco, lentamente arriva l’oscurità condita da pioggia inglese. Castiglione del lago imponente osserva più in là.
Poi si anima tutto, arriva la Chiappalone col frego e mi mette in scaletta. Apriranno un locale top secret. Poi Danilo Nardoni, Giovanni Dozzini: sta a lui aprire il Noise Letterario presentando il suo ultimo libro, La scelta.
Il pubblico è attento e risponde, non moltissimo. Mi impressiona Pietro, un poeta e novellista, come ama definirsi, pacatissimo e sobrio. Il là al noise letterario lo do io, leggendo due componimenti dal mio libro di prossima pubblicazione. Poi Martina dalla voce candida, Matteo Pascoletti dal tono graffiante, Gustavo con la sua sciarpa rossa, Mirko con un componimento surreale e la felice conclusione di un ragazzo che legge roba satirica dal suo cellulare. La serata prosegue con ghiottonerie calde e fredde per un buffet innaffiato da vini rossi e bianchi. E’ già tempo di andare, tutto è scorso liscio e l’anima rock ci accomuna in piedi, sui tavoli, a fumare e a udire una ragazza canticchiare. Appuntamento next year, same location, folks. Dimentico qualcuno, il compagno della Chiappalone coi suoi componimenti uno per giorno, non me ne voglia, Carlo Sperduti.

Nicola Castellini

maggio 13, 2016

Thyssen

Non è facile recensire uno spettacolo come Thyssen, proposto da Carolina Balucani per undici giorni al teatro Ridotto del Morlacchi di Perugia. Non è facile perché la storia da lei proposta e in un certo modo rivendicata si snoda su tracciati mentali sovrapposti in cui la figura del datore di lavoro ci pare essere paragonata a quella del ragazzo perduto da una donna alle prese con le sue paperelle, uniche compagne di viaggio nell’acqua “rassicurante” dove trova spazio Hansel e pure Gretel. La tecnica della Balucani non si discute, il suo corpo-voce monologante sovrasta per un’ora lo spazio scenico dove un gioco bianco di luci riconduce quasi al reparto psichiatrico. Galleggia e non affonda, conta le sue paperelle e spezza continuamente i movimenti e le (dis)attenzioni dello spettatore. Eppure pare manchi qualcosa che sappia ricondurre alla vita, o alla morte degli operai. Non sappiamo quanti anni abbia il personaggio in scena, intuiamo una regressione all’infanzia da certi atteggiamenti sonori, ma il motivo totale rimane nascosto. Sembra di vedere un costume rosso parlare e rispondersi, quasi impossibilitato ad agire, a metà tra la lezione di Beckett e quella grotowskiana, perché la “piscina” assume toni grotteschi, o, per l’appunto, di una grotta.

Nicola Castellini

aprile 17, 2016

Al vecchio frantoio di

A Montecastello di Vibio siam stati. Visitato abbiam un vecchio frantoio. Il proprietario si chiama Euro Roscini. E qui potrebbe finire l’articolo. Invece ci piace approfondire perché siam fatti così. Il vecchio frantoio è un’opera d’arte al chiuso che non si riesce ad aprire, a valorizzare, per alcune problematiche relative a imponente burocrazia di un apparato comunale farraginoso. Non ha abitabilità ma sistemi idraulici, di riscaldamento, elettrici e due buoni sofà. Due piani, due livelli di accoglienza, il primo presenta un openspace che sembra una galleria d’arte moderna con collezione di vecchie riviste del ’75, mentre scendendo gradini “pericolantissimi”, secondo la giunta, ci si approccia a un capolavoro d’altri tempi: il vecchio frantoio, con un torchio a bella vista, una ruota in pietra, due preti per scaldare il letto, un camino antichissimo, libri, libri e libri. Tutto sembra una scultura, persino i vecchi numeri del periodico perugino di cui l’Euro nostro era editore. Qui il senso del tempo da il via alla visionarietà, tant’è che sembra ancora di scorgere il mulo che a sangue trascina la ruota di pietra sopra le olive. Dal vecchio frantoio si entra e si esce con una scia luminosa d’un luogo da destinare a cosa, forse a un atelier artistico di svolgimento teatrale, forse a un non luogo di azioni performative, forse ancora a un simposio, un cenacolo, una galleria, un posto in cui meditare e scrivere un buon
libro, e poi via per le stradine del paese fino al panorama in cui l’orizzonte è indefinito e in mezzo l’isola tuderte col mare pieno di fili d’erba, accanto al fiume chiamato Tevere. Lunga vita al vecchio frantoio e tanti fiori.

                                                                          Nicola Castellini

 

aprile 4, 2016

egomantra, due in uno.

Filed under: giornalino dell'atipico — arrivo @ 7:12 am

una porzione dell’inferno personale condiviso in due parti e poi una sola. I componenti della performance che ha preso vita domenica 3 Aprile al foyer del Teatro Brecht S. Sisto di Perugia sono Simone di Stefano e Barbara Pinchi. Il primo scalzo performer alle prese con la sua valigia architettonica e una serie live di autoritratti impiastricciati e resi su calco in virginali fogli bianchi, mescolando colore scuro con polveri alchemiche per l’occasione, la seconda scalza seduta su un telo nerissimo e marchingegni elettronici con a capo un prezioso microfono a dar voce all’aldilà mantrico ripetuto di versi poetici dove tutti erano troppi, a suo incedere e dire. Amore e amare forse da lei la parola più ripetuta. Per mezz’ora buona i due si son fusi in uno, da una parte l’ego allo specchio di Simone, dall’altra i mantra barbarici al femminile di una voce spesso maschile e, a tratti, molto profonda e distorta. La scansione del tempo liquido come i visual di Simone e poi la sveglia a sublimare l’attimo ultimo creativo con un tocco finale di rosso, fino all’impatto oltre il tempo fermato dall’autoritratto vero e appeso costato più di trenta ore di lavoro, a bella mostra sulle pareti immacolate. un tempo-spazio che va oltre i confini della rappresentazione-intrattenimento-spettacolo per restituire una umanità sincera e non scontata nonostante le appendici artistiche del duo. L’ augurio è di continuare l’esperienza e farla maturare e crescere come un neonato da patentare.

Nicola Castellini

 

marzo 24, 2016

Le periferie 8

clicca qui le periferie 8

ottavo numero del free press che resiste nonostante la crisi!

febbraio 28, 2016

EMMA DANTE, che da

una  ventata raffinata al polveroso palco del Morlacchi offrendo settanta dialettali minuti di siciliana (a)contemporaneità incarnata dalle sue attrici e i suoi attori danzanti quasi al buio squarciato in tutte le direzioni. La nudità d’un’antica e popolare storia di famiglia di fallimenti e di lutto trova il suo punto lirico più alto nell’assenza. A un certo punto quando, a fine spettacolo, tra lo scroscio di applausi d’un frastornato pubblico l’apparato attoriale ringrazia e indica la regia, pare di scorgere per un attimo l’Emma Dante di teatro e, per certo, la regista donna più importante dello stivale. Il suo lavoro è di non facile decifrazione, posto com’è a strati in un complesso gioco danzante e vocale dove c’è spazio per rievocazione storica d’una battaglia, come in ogni famiglia che si rispetti. La prole che ride, si diverte e gioca con la morte più d’una volta, a braccetto con l’atto sessuale in un’epifania di pieces che compongono il mosaico, come arabescato, della storia. C’è in fondo sofferenza per un’appartenenza a ruoli sociali perdenti e perduti misti a un riscatto che non arriva se non a una soluzione amorosa. Ci sono segni ripetuti disagianti e di sconforto fino alla competizione tra sorelle, diverse una dall’altra ma poste sulla stessa linea del boccascena. C’è, infine, un sapore moresco e un canto sconosciuto che entra in testa e, perfino, al cuore, battendolo.

                                                                              Le sorelle Macaluso    recensione di      Nicola Castellini

 

febbraio 1, 2016

Su Ascanio Celestini

Non vedevamo Ascanio Celestini dal tempo di Pecora Nera – manicomio elettrico, e molta acqua è scorsa sotto i ponti. La sua interpretazione è una conferma che il tempo è relativo.
Ascanio ha dato voce a tante voci. Si presenta all’ingresso del Morlacchi a venti minuti dall’inizio del suo ultimo spettacolo, Laika, con un telefonino in mano, in solitaria. La sua statura è sempre la stessa, bassa eppure enorme sopra il palco. Lo spettacolo inizia con venti minuti di ritardo ma si conclude dopo un’ora e mezza come da cartellone, lasciandoci, congedandoci, con un appello a fare tappa nel banchetto di Emergency posto all’uscita. Quello che rimane, a posteriori, è un gusto amaro come le risa del pubblico, accorso in massa in ogni ordine di posto per dare via ad un happening che ha qualcosa di magico e al tempo stesso molto reale, reale come immaginario è l’argomento, il tema viscerale dello spettacolo stesso. Tralasciamo le considerazioni e i commenti ai critici e ai giornalisti di settore, che già tanto scrivono su questo attore-autore e il suo metodo interpretativo, sul suo teatro forse povero, forse ricchissimo di sentimento e di rispetto per una realtà altra vista dall’occhio strizzato agli emarginati e da quello non più onnipotente di Dio. E’ proprio questo il tema dominante di questo Dio che si arrabbia in continuazione e permette ingiustizie sociali, nel mondo del lavoro e in quello dei barboni, delle prostitute e della gente un pò “toccata”. C’è Poesia in ogni gesto e in ogni parola fiume, soprattutto nelle frasi ripetute e accompagnate da una fisarmonica di un Casadei posto accanto a casse vuote (un magazzino?) come pieno è l’incedere tutto e il proseguire per figure e personaggi dell’immaginifico mondo ascaniano. Siamo tornati a casa con una sensazione quasi beat, a metà tra il beato e il belato del diverso.

Nicola Castellini

gennaio 23, 2016

Psychiatric Circustances

Lo spettacolo del Psychiatric Circus è stato accompagnato da una buona dose di popcorn, springles e crepes e la sua digestione è stata abbondante. Ad ogni boccone uno spunto di riflessione sia sulla detenzione dei malati che su certi atteggiamenti dei dottori. Il condimento è circolare, con giochi preziosi e coloratissimi nello spazio tutto, sopra, sotto e in diagonale, fino alle camminate al contrario sfidando la legge (di gravità). L’acqua è un elemento ben visibile e presente, preludio di morte. Il primario, il dottore, è attento alle curve della sua paziente e persino della suora, un esercito di crocerossine pronte a soddisfare ogni esigenza, anche di palato. E la gola, quella gola all’ingresso che fagocita ogni spettatore rendendolo parte attiva dell’happening quotidiano che, per 17 giorni, ha risvegliato una città sopra i 14 anni.

Nicola Castellini

gennaio 19, 2016

Intervista a Fab Bellini, G.m.robotologico

Prova, uno, due, tre.
Intervista a Fabrizio Bellini, Gran Maestro Robolotogico (G.m.r.) a cura di Nicola Castellini aka Nick Castle, siamo a Bracciarubate in via cartolari a Perugia nel cuore di Fiorivano le viole, Fabrizio ha appena terminato il consueto appuntamento del giovedì di Robotologica, assemblando, nel suo laboratorio aperto, pezzi utili al confezionamento di prodotti, i robottini, usando colla, plastica, metallo, leghe, e altre preziosità, è notte e piove.
N.c.: Cosa provi in questo momento?
G.m.r.: Uno stato di gran piacevole abbandono.

N.c.: Cosa cazzo rappresenta per te Robotologica?
G.m.r.: una specie di parco giochi dove le giostre te le fai da solo.

N.c.: Cosa intendi per gioco?
G.m.r.: Il gioco è un’attività non finalizzata a una produzione, quello che fai lo fai e basta.

N.c.: Quanto di te c’è nel pensiero trasmutativo di Brizzi? (Ndr: Salvatore Brizzi è scrittore e conferenziere)
G.m.r.: (Ride) Quello che dice Brizzi è del seguire le voci interiori, in questo posso dire che io ho sempre fatto robottini da quando ero bambino, e credo che continuerò a farlo.

N.c.: Tu sei anche fotografo e scrittore. Quanto di te c’è nella suddetta commistione delle arti con Robolotogica? Riesci a sublimare le differenti correnti artistiche, pulsioni o input insite in questo?
G.m.r.: E’ proprio un tentativo di bilanciamento con quella che è un’arte solitaria, la scrittura, come spesso anche la fotografia, per inciso, con quella che è un’arte sociale, Robotologica, che ha bisogno di gente attorno al tavolo da lavoro e di scambi, in sintesi.

N.c.: Puoi spiegare al lettore il tuo concetto personale di lavoro?
G.m.r.: Le persone hanno bisogno di lavorare a cose che amano, questo è lavoro, il resto è schiavitù.

N.c.: Il tuo rapporto col denaro
G.m.r.: Pessimo; ma, come dice Brizzi, il denaro va fatto scorrere per il mondo, mai conservato.

N.c.: Cosa rappresenta, ovvero, che percezione hai del personaggio di Paperon de’ Paperoni?
G.m.r.: Beh, lui per lo meno se la godeva, aveva un rapporto tattile, carnale direi, una sorta di pornocapitalismo, più apprezzabile del nostro patetico postcapitalismo.

12512317_562710670552272_4329289992011014944_n

gennaio 8, 2016

Le periferie 8

Filed under: Le Periferie — arrivo @ 6:48 pm

poesia in periferia

gennaio 1, 2016

Analisi del 2015

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 5:38 pm

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 360 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 6 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

dicembre 28, 2015

“Blocchi di solito” il trailer

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 3:12 pm

dicembre 20, 2015

LABORATORIO DI INFORMATICA

Filed under: Laboratori,Uncategorized — arrivo @ 7:29 am

L’ass cult ARRIVO organizza un Laboratorio Sistemista Informatico
GNU/Linux – 2016 invitando a partecipare come Informatico Junior GNU/Linuxnella Sala multimediale di Ponte San Giovanni- PG.
Il Laboratorio è aperto a tutti coloro che vogliano iniziare un nuovo percorso di apprendimento con le tecnologie del Software Libero e diventare autonomi sia come utenti esperti che come Amministratori di sistema. Alla fine del percorso l’utente sarà in grado di conoscere strumenti e applicazioni, interagirà con hardware e software e saprà reperire la documentazione necessaria per amministrare il
sistema. Il Laboratorio non ha limite di età o grado di studio o conoscenza informatica ed è rivolto sia a donne che uomini, studenti, cassa-integrati, casalinghe, pensionati, ecc.
Il laboratorio avrà una durata di 56 ore con 2 incontri settimanali di due ore
ciascuno. Si prevede attestato di partecipazione.

REQUISITI
I requisiti minimi per seguire lo svolgimento delle sessioni sono:
– Dimestichezza con mouse e tastiera
– Essere in grado di scrivere una lettera con un editor di testo
– Essere in possesso di un PC per le esercitazioni a casa
INFORMAZIONI
Per ulteriori dettagli sui costi e iscrizioni:
mialiberainformatica@gmail.com

PROGRAMMA
– Introduzione a GNU/Linux
– Installazione
– Procedura Login e Logout
– Gestione dei file
– Comandi di sistema
– La Shell
– Interfaccia grafica
– Il file system
– Gestione utenti
– Amministrazione di base del sistema

“Credo che la libertà sia più importante dell’avanzamento tecnologico; sceglierei sempre un programma libero meno aggiornato, piuttosto che uno non libero più recente. La mia regola è, se non posso condividerlo,
allora non lo uso”.
Richard M. Stallman, Fondatore Progetto GNU.
Il Progetto GNU/Linux
Il Progetto GNU è nato nel 1984 con l’obiettivo di sviluppare il Sistema GNU. Il nome GNU è un acronimo ricorsivo per “GNU Not Unix” (GNU non è Unix) . È un sistema operativo di tipo Unix ed è costituito da un insieme di applicazioni, librerie e strumenti di sviluppo, oltre ad un programma utilizzato per allocare le risorse e comunicare con l’hardware, noto come “Kernel”.
Il Kernel Linux

Il Kernel vede la luce nel 1991, grazie al giovane studente Finlandese Linus
Torvalds, che appassionato di programmazione scrive un kernel compatibile Unix e lo chiama Linux. Grazie a questo, Richard M. Stallman
può finalmente mettere insieme un intero sistema operativo che viene
chiamato GNU/Linux, oggi utilizzato da milioni di utenti nel mondo.

Manifesto-Ver-04-A4

 

Pagina successiva »

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.