Questo articolo è rivolto a chi si interroga sulla propria autonomia, a chi si interroga sulla propria forza e sul proprio potere, e soprattutto a chi crede che il potere sia sempre in mano di altri.
E’ una riflessione sulla responsabilità … e sulla delega.
Molto spesso mi imbatto in discussioni animate da giovani o vecchi oratori completamente ignari e dimentichi del proprio “potere”, e fermamente convinti che il suddetto potere sia in mano dei politicanti e delle multinazionali.
Attenzione, vi propongo un pensiero che ha il candore dell’infanzia:
le multinazionali non hanno il POTERE. Hanno il DENARO.
E finché continueremo ad attribuire potere al denaro, la nostra ignoranza sarà colpevole.
“Loro” (e mi viene alla mente Witkiewitcz, il grande pittore e filosofo e drammaturgo polacco degli anni ’20), loro hanno i soldi. Il POTERE glielo stiamo dando noi, figli di padri che ci hanno insegnato la capacità di “comprare”, piuttosto che quella di “costruire” “coltivare” “amare” “accogliere” “donare”.
Ma “Noi”, chi siamo noi?
Siamo donne che non sanno più partorire senza un’equipe di specialisti intorno; siamo uomini e donne che non sanno procurarsi cibo senza comprarlo attraverso il denaro; che non sanno curarsi coi rimedi della madre natura; che non sanno più quanta strada possono fare a piedi, né quale salita possono affrontare in bicicletta; come lavare i piatti e i panni senza il detersivo, né come gestire il culetto dei propri figli senza i pannolini usa e getta!
Siamo persone che, ahimè, non possono comprare a buon mercato le competenze che non sono state trasmesse dalle generazioni precedenti.
Siamo figli di padri preoccupati di insegnarci ad essere preoccupati. Di che? Di guadagnare denaro!
Poveri padri … Loro ci hanno creduto veramente, ingenuamente, generosamente perfino!! Povere madri …
La mia bisnonna era fermamente convinta che quella persona che compariva all’interno del quadrato magico all’ora di cena, che stava lì a tavola con tutta la famiglia, fosse veramente sgarbata, perché non rispondeva mai alle sue domande e parlava sempre dei cavoli suoi! … e mi vengono in mente gli indigeni d’America alle prese coi primi specchietti magici …
Siamo figli di gente che ha cominciato a credere che comprare fosse meglio che creare. Per due motivi:
quello che compri è sicuramente meglio di quello che fai in casa; e costa meno fatica.
Che costa meno fatica lo crediamo anche oggi, ma che sia migliore cominciamo a metterlo in dubbio, no?
Sono provocatoriamente convinta che il nostro potere d’acquisto sia nulla in confronto al nostro potere di non acquisto. Anzi, sostengo che l’unico nostro vero potere sia di non acquisto!
Ma forse questo pensiero non è poi così provocatorio al giorno d’oggi…
E qui cominciano le note dolenti. Perché volenti o nolenti …. Siamo ormai tanto, troppo ignoranti nelle materie che trascuriamo da qualche generazione ormai.
E la ricerca della nuova autonomia ci costerà sforzi transgenerazionali.
No, no, non voglio essere una nuova madre preoccupata …. Cerco solo di cominciare ad OCCUPARMI di alcune cosucce che sono state trascurate da un po’ di tempo, e quando vedo alberi dai frutti maturi che non vengono raccolti nei cortili delle case … Bèh , suono il campanello e preparo i miei canestri: cachi in inverno, ciliegie a primavera, nespole e pesche in estate, mele in quantità in autunno … e che sapore!!!
Elena Succhiarelli