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“I ricchi hanno Dio e la polizia. I poveri hanno le stelle ed i poeti”
Nato a Gaza nel 1927, da famiglia cristiana. Studente di giornalismo all’Università Americana del Cairo, viene arrestato per la sua militanza comunista, motivo per cui ,in seguito, verrà imprigionato più volte . Insegna arabo in Iraq e a Gaza fino all’occupazione israeliana del 1967. È redattore del maggiore giornale egiziano Al-Ahram fino al 1970. In Libano fino al 1982, collabora con l’OLP e col poeta e amico Mahmud Darwish con il quale firmerà il componimento “Lettera a un soldato israeliano”. Muore esule a Londra nel 1984.
Aperta alla lezione internazionale delle avanguardie letterarie del Novecento, la poesia di Bsisu è una delle più moderne e sofferte testimonianze della poesia araba palestinese.
LA LUNA DICIOTTO ANNI DOPO
Qui si arrestano le tracce dei passi
qui dietro le rocce le tende gli alberi
la luna giace fra i lupi
con i cani e con le pietre
e vende la sua faccia
per un pugnale una candela,
e una treccia di pioggia.
Non gettate sassi nei loro fuochi,
non sottraete gli anelli di vetro
sfilandoli dalle dita degli zingari
Essi stanno addormentati
così come i pesci le pietre gli alberi
Qui si arrestano le tracce dei passi
qui la luna geme per le doglie
e voi – o zingari -
date a lei i vostri anelli di vetro,
donatele i vostri braccialetti blu!
POESIA SCRITTA SU CARTA DI SIGARETTE
(scritta in carcere nel 1961)
Inginocchiati per un foglio di carta,
inginocchiati.
Intingi la penna negli occhi di tuo figlio e scrivi quello che ti ordina:
i connotati di colui che ti massacro’
sulla soglia di casa, con la penna.
Ammucchia i tuoi giorni davanti a te come carta,
non essere timido… chiedi un fiammifero al tuo oppressore…
fabbrica col torbido miscuglio di cenere e fumo
qualche foglio per il tuo libro.
Vorrei che i morti sapessero come stai fabbricando una corda di parole
per appendervi il verso.
Mordi il cuore dell’amata come un lupo… e presentalo
su un vassoio di carta gialla,
tagliale le trecce per bendare la ferita d’una iena nera,
mordile gli occhi come uno scorpione… non esitare.
Vieni come una rana e suona
la tua campana per la palude stagnante
firma in fondo a questo foglio, entra nella tua casa come un ladro,
stai attento, strada facendo, non cada la tua ombra su una fabbrica.
Mastica la tua ombra, ingoiala come s’ingoia uno straccio avvelenato.
Affrettati e bussa alla tua porta
fino a che la tua mano vada a pezzi,
colei che ti amava non ti udrà.
Il suo braccio che fremeva in mano tua
come una bandiera sventolante o una spada di diamante,
ora il tuo anello è simile a un anello di cenere, fumo e cardo…
Guarda se puoi immaginarti Farid* crocifisso sul mio cuore,
una lama di luce , un rosso caravan** cantare sommesso
gola per ogni muro, non cesserà mai il canto,
non finiranno mai le faville del mio canto.
La matita ubriaca di veleno barcolla:
inutilmente la sorreggerebbe il carceriere, o I tuoi versi.
I ricordi irrompono come onde di cardi sulle tue palpebre,
ti tengono sveglio fino al silenzio.
Tu continui a pestare a piedi nudi il pavimento della cella,
la notte sul tuo petto come una porta chiusa,
il carceriere giunse come un martello o un fossato.
Dove vorresti andare? A casa tua?
La tua casa e’ un pugnale alle spalle.
Da tuo figlio? Tuo figlio e’ su una croce di carta,
gelato nel suo pigiamino.
Tu sarai trascinato nella strada,
cammina e inciampa,
cammina e inciampa
davanti al tuo oppressore.
Dove vorresti andare, quando il vento ti sparpaglia sulla carta.
Inginocchiati per la carta, inginocchiati.
*Prigioniero politico morto di torture
** Uccello canoro
GLI OCCHI D’ELSA LA MAROCCHINA (1972)
Ho scritto quello che ho scritto in verso eroico
E dopo aver scritto quello che ho scritto
Avevo voglia di piangere.
La Poesia – ascolta – la Poesia è un complotto
E noi non siamo che mediatori
Io ti vedo cadavere
In fondo a un bicchiere
Ho scritto quello che ho scritto
Solo per farti galleggiare
Ho combattuto contro tutti i cieli
Ho combattuto
Con una rosa
Per vederti galleggiare.
Non ho fucile.
E non sono il Movimento della Resistenza.
Io ero nel tuo sangue soltanto
Una gazzella pugnalata da un candeliere
Giacevo nelle tue vene
In intima unione con il mare
Ma essi nel tuo sangue
Ronzavano come mosche
come formiche affaccendate sulla coscia
D’una donna morta.
Annunciarono l’apertura di un nuovo bar
Annunciarono la creazione
D’un nuovo cocktail.
Mentre nelle tue vene io ero una gazzella
Formando un ruscello
Essi si immersero nel tuo sangue
Ti uscirono dagli occhi
Si tuffarono negli occhi
E ti uscirono dai seni
E si tuffarono ancora nella mano…
Giocai a scacchi con gli angeli,
Ogni notte
Gli occhi fissi sul re
E su di me gli occhi di Dio.
Ogni volta che il re era sotto scacco
Incontravo le tue mani
Per prendere pesci e uccelli
Dalle tue mani amor mio
Ascoltavo le cascate
D’elettricità nel tuo sangue
Se volteggio una volta
Nei tuoi occhi
I cieli volteggiano due volte nei miei
L’Equatore
Non mi ha mai tagliato in due
Grido per il terrore del tuono
Ogni volta che l’uva matura
Mi suicido
Con la luce di una candela
La sua fiamma fende il mio collo
Mi scolpisco
Con il brillìo di una stella lontana
La sua luce mi soffoca
Un passero si posò
Sulle mie dita
Un bicchiere nell’altra mano
Capovolsi il bicchiere
Sull’uccello
Il bicchiere divenne una trappola
Il passero in trappola
Picchiava contro il muro di vetro
Col becco e con le penne
Seguitò a battere e a tremare
E morì nel bicchiere
Tremando…
Da quel giorno io so
Che ero stato esiliato dal mio vero sangue.
Avevo abbandonato la mia mano,
E andavo alla deriva lontano
Lontano dalla mia bocca
Ero perduto.
L’Equatore, o mia donna,
Poteva tagliarmi in due.
Il volto d’ogni donna
Mi taglierebbe in due.
Diventai pauroso
Di ogni uccello che mi sorvolava
Per timore che le ali mi tagliassero in due.
Io soffio vento
Ma il mio respiro si fermò,
E abbellì il cielo con una stella.
Il mio respiro cessò
Di appannare gli specchi
Io confesso fui sconfitto
Da Dio, fui sconfitto
Gli uccelli smisero di fare il nido
Tra le mie dita
Il mio sangue divenne una gomma vischiosa
Sulle mie dita
Ora tu puoi venire alle mie dita
E sprofondare
Il grano più non cresce
Sotto le unghie
Le ferite dei morti
Non aumentano
I morti non migrano più
Dalle tombe.
Non traducono
In linguaggio
Le rose e il suolo sui loro volti
Io imploro il mio braccio amputato:
Aggràppati al mio collo
scendi dal tuo morto destriero
non essere un testimone neutrale
Per favore non m’istigate contro
La stampa legittima
Mentre vi masturbate
Io non vi chiedo una patria
Lei mi ha dato una patria
Lei è la mia patria
Sì è lei.
Trascinate i suoi capelli in tribunale
E poi impiccate i cieli
O mio Dio, come tornavo
Come, camminavo sulle acque
Come sposavo il cielo…
Star sulle cosce del cielo!
Incollai sul cielo
Tutti i francobolli che raccolsi.
Non dite a me:
Quando il tuono si fa neve
O quando il fulmine è domato
Come una rosa nel bicchiere
Non dite che tutto il fiume
Starà fermo nel nostro bicchiere
In modo che faremo stare i pesci
Diritti sulle code.
Il fiume e il bicchiere
Non furono mai e non saranno
Niente altro che la vostra camicia
Che il leone trascina alla sua tana
Essi leggono poesia in mio nome
Nei libri di conquista
E nei libri di storia
E geografia
Usano il mio cadavere
Per piantare un fico o un ulivo
Nelle pianure
Leggono preghiere sopra di me
Congelando la mia autopsia nei loro depositi
E ogni volta che mi mordono coi loro denti
Si sentono sicuri
Come se estraessero una spada dal fodero
O accendessero una candela
Patria mia, non hai casa
Prenditi la parrucca di un terremoto
O il pettine d’un turbine
E dammi la scarpa
D’una donna innamorata
Ora io posso dare medaglie al cielo
Non sono più un interprete
L’Equatore non mi può più tagliare
Il collo è un giardino pensile
Le formiche che stavano salendo nelle mie scarpe
Ora discendono con un giglio
O mio Dio…
A dispetto della morte e di ogni cosa che ho scritto
Non sono morto…Io sopravvivo
Puntai la pistola su una cosa
E le sparai.
La nave dei pirati andò in pezzi
I mari stagnanti si aprirono
Per far sgorgare migliaia di fiumi
Amor’ io sono salvo, amore
Sopravvissi alla nave dei pirati
Sopravviverò alla tua mano?
Sopravvissi al fulmine improvviso
Sopravviverò al tuo sangue?
O mio Dio, o mio amore
Come tornasti indietro
Come camminasti sulle acque
Come mi sposasti al cielo.
Quando intrecciate le dita
Le onde ci sollevarono
E cademmo sulle tue dita
Tutte le spiaggie sono le tue dita
Fra ciascun dito e l’altro
C’è un isolotto
Amore, vorrei essere
L’ultima nave
In mezzo a due delle tue dita
Mescolami un bicchiere d’ erbe e sabbia
Mescola i cieli con i mari
Gli alberi con gli uccelli
E dammi l’ultima coppa
I fiumi, amor mio,
Mi donarono le loro camicie purpuree
Io vidi uno mezzo pazzo
Io vidi, o mia signora,
La biancheria dei cieli
Divenni sempre più pazzo
Le tue mani, amor mio
Sono pazze
Sbuccia i cieli
Come un’arancia
Ghiaccia le onde per una volta
Sulla punta delle mie dita:
Così che ora io diventi più pazzo
Ora, mio amore
La mia pelle è una nuvola
La mia camicia un’onda
Le mie mani correnti
Che mi fanno andare alla deriva
Ho navigato in mezzo a due delle tue dita
Dove si trova l’isola.
Ai gabbiani:
Io chiedo a voi di non beccare le dita
Siete affamati
Anch’io lo sono.
O mio Dio,
Posso sentire la sua voce
Direbbe: vieni
L’Equatore non è più nel mio letto
il mio letto non è diviso in due
Tu là…
E io…
Qua…
