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“non sono io che piango, ma la terra”
Nato a Betlemme nel 1920, si trasferisce a Baghdad dopo la dispersione del popolo palestinese nel 1948. Ha studiato a Gerusalemme, Cambridge e Harvard. Oltre all’attività creativa vera e propria, narrativa e poetica, si è occupato di critica letteraria, di saggistica e ha tradotto i grandi della letteratura inglese. Ha pubblicato quattro raccolte poetiche, una di racconti brevi e sette romanzi. È morto a Baghdad nel 1994.
NEI DESERTI DELL’ESILIO
Nei deserti dell’esilio
si susseguono le primavere.
Che faremo del nostro amore
allorché la sabbia e la brina
avranno empito i nostri occhi?
Palestina la nostra terra,
i suoi fiori sono tatuaggi
sull’incarnato di giovani donne.
Marzo intarsia i suoi prati
con anemoni e con narcisi
e in aprile essi esplodono
di nenùferi e altri fiori.
Il suo maggio è la romanza
che cantavamo a metà giornata
avvolti nell’ombra azzurra
degli olivi della nostra vallata.
In mezzo ai campi maturi
attendevamo il compimento
delle promesse del luglio
e i balli della mietitura.
O terra, tu hai visto scorrere
la nostra infanzia come un sogno
all’ombra degli aranceti
fra i mandorli delle tue valli.
Che avremo fatto, che mai
avremo fatto del nostro amore,
allorquando i nostri occhi
allorquando le nostre bocche
saranno piene di sabbia e di brina?
