Arrivo's Weblog

settembre 13, 2010

BUONA POESIA

Filed under: scrittura — arrivo @ 6:42 pm

Il suo letto una croce vuota e bellissima, riposa dolce Salvatore, riposa le tue stanche ossa, i tuoi stupendi muscoli, la Pace ti avvolga nel tuo letto il fiume danubiano, il tuo cadavere dorme per tornare tra di noi, quella Luce della tua anima in questa oscura notte dell’anima eterna, gioia per te da noi tutti, amore mio dolcissimo ed eterno che muovi le tue mosse, cammini nei tuoi passi possano le tue belle scarpe avere pietà di te e aiutarti all’indirizzo che tu cerchi del bianco sorriso dei tuoi forti denti che la spalancata gioiosa bocca rinnova il mio spirito, sempre e per sempre in un sacro connubio di intenti alla ricerca di una nostra dimora interiore in cui poter cucinare amore e bere passione di sguardi vivi e accesi in un materiale rispetto altrui per le nostre uniche vite.

Nicola Castellini

novembre 30, 2011

raccontocollettivo

Filed under: scrittura — arrivo @ 8:08 pm

I MITI

Di Luca Rondolini, Daniele Mazzoli, Fabrizio Bellini e Nicola Castellini

CLICCAMI:

raccontocollettivo

concorso prosapoetico

Filed under: scrittura — arrivo @ 3:57 pm
Tags:

1. Concorso prosa poetico a tema libero
2. Invio elaborati max 5 cartelle
3. Scadenza 31/01/2012
4. Spedizione via email all’indirizzo ass_cult_arrivo@libero.it, in allegato pdf
5. Quota di partecipazione di 5 euro
6. Pagamento tramite bonifico bancario
7. Codice iban per bonifico: IT88 J076 0103 0000 0003 4474 833 intestato a Nicola Castellini
8. Buon lavoro

ottobre 4, 2011

UDITE UDITE

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 1:52 pm

il 30 ottobre si chiude il primo ciclo per la conquista del mondo. l’ass cult ARRIVO compie i suoi primi dieci anni.

cosa è stato fatto? in perfetto stile controcorrente, possiamo dire che non abbiamo fatto nulla.

dieci anni = un libro

un libro in cui son scritte le nostre in-esperienze totali, come se fosse un viaggio a ritroso stando fermi: gli altri hanno avanzato, si son mossi, fusi, diventando visibili, noi no!! cercheremo di continuare su questa linea, al contempo vi invitiamo a questo avvenimento unico.

il 30 ottobre non mancare.

nei lussuosissimi locali del cva di ponte san giovanni, nuovo ombelico del non spazio terrestre, si terranno delle letture a (non) tema seguite da solidi e liquidi offerti dal lavoro dell’uomo (vedi cena) mentre la donna riposa, come giusto. gran finale incandescente con la musique d’un dj storico, vivo e vegeto, il giopa. purtroppo per voi è tutto rigorosamente gratuito, perché a noi il denaro non ci piace.

settembre 30, 2011

LOCANDINA EVENTO 30 OTTOBRE 2011

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 1:37 pm

agosto 28, 2011

DIECI ANNI IN UNA NOTTE

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 2:08 pm

30 OTTOBRE 2011 A PERUGIA ZONA PONTE SAN GIOVANNI LA FESTA PER IL NOSTRO PRIMO DECENNALE. A BREVE LA LOCANDINA. EVENTO PATROCINATO DAL COMUNE DI PERUGIA ASSESSORATO ALLA CULTURA.

luglio 28, 2011

FESTA PER IL DECENNALE!!!

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 8:03 am

STIAMO COSTRUENDO UN EVENTO PER CELEBRARE I DIECI ANNI DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE ARRIVO. IL GIORNO FISSATO E’ IL 30 OTTOBRE 2011, CHE CORRISPONDE A DOMENICA, PRESSO IL CVA DI PONTE SAN GIOVANNI, PERUGIA. EVENTO PATROCINATO DAL COMUNE DI PERUGIA. CHIUNQUE FOSSE INTERESSATO A PARTECIPARE CONTATTI LA MAIL ass_cult_arrivo@libero.it.

 

maggio 24, 2011

STATUTO

Filed under: informazioni su di noi — arrivo @ 10:29 am

STATUTO DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE ARRIVO

SEDE, COSTITUZIONE, DURATA, OGGETTO SOCIALE

 

ART. 1)

  1. E’ costituita l’Associazione denominata ASSOCIAZIONE CULTURALE ARRIVO

ART. 2)

  1. L’Associazione ha sede legale a PERUGIA, Via CATANELLI 2 ed ha durata a tempo indeterminato.
  2. Essa potrà istituire con delibera dell’Assemblea ordinaria sedi secondarie, amministrative, sezioni locali. La variazione di sede legale deliberata dall’Assemblea ordinaria dei soci non dovrà intendersi quale modifica del presente Statuto.

ART. 3)

  1. L’Associazione non ha fini di lucro. L’associazione può prevedere eventuali attività commerciali e produttive marginali utili allo scopo indicato dall’art. 4.
  2. E’ vietato distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o  capitale, durante la vita dell’Associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposti dalla legge o effettuate a favore di altre Associazioni che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima struttura unitaria.
  3. Gli utili o gli avanzi di gestione sono impiegati esclusivamente per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse.

ART. 4)

L’Associazione persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale.

L’associazione ha come scopo la diffusione, la condivisione e la promozione della cultura come mezzo per evitare l’isolamento, l’emarginazione, l’intolleranza e il pregiudizio, favorendo la coesione dei soci e terzi attraverso attività utili allo scopo, ai fini di una integrazione interculturale e una valorizzazione e riqualificazione delle risorse naturali del territorio, nonché studi e ricerche per le pari opportunità tra uomo e donna e per soggetti svantaggiati e per una cultura autentica della pace, nonché attività di implementazione di turismo culturale.

Allo scopo di realizzare le finalità sociali l’Associazione potrà:

svolgere lo scopo di solidarietà, partecipazione e condivisione dei saperi attraverso la promozione, diffusione e conoscenza della cultura ed in particolare della danza, della musica, del teatro, del cinema e delle attività editoriali, nonché arti performative e legate alla pittura, scultura, installazioni, incisioni, decorazioni, illustrazioni, fumetti, poesia, fotografia, grafica, scrittura e lettura, ricerca, storia della città.

L’associazione sviluppa, favorisce e promuove quelle azioni utili alla crescita, educazione, pedagogia e inserimento dei bambini nella società, attraverso attività ludico-educative e la realizzazione di giochi di ruolo nonché attività all’aperto in stretto contatto con la natura e la terra.

SOCI

ART. 5)

  1. L’attività del socio non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al socio possono essere soltanto rimborsate  dall’Associazione le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata ed idoneamente documentate. La qualità di socio è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con qualsiasi rapporto di contenuto patrimoniale con l’Associazione.
  2. I soci che prestano attività di volontariato hanno diritto ad una copertura assicurativa, i cui oneri rimangono a totale carico dell’Associazione, contro gli infortuni e le malattie connesse allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.

ART. 6)

  1. Possono far parte dell’Associazione le persone fisiche, le società, associazioni ed enti che intendono contribuire al raggiungimento esclusivo dei fini di solidarietà sociale previsti dal presente Statuto e che siano in possesso dei seguenti requisiti:
    1. condividere gli scopi e la finalità dell’Associazione;
    2. accettare il presente Statuto ed i Regolamenti Interni.
  2. La partecipazione alla vita associativa non potrà essere temporanea.
  3. Le organizzazioni pubbliche e/o private partecipano nella persona di un loro rappresentante.

ART. 7)

  1. Tra gli associati vige una disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative ed a tutti spetta l’elettorato attivo e passivo.
  2. Lo status di socio, una volta acquisito, ha carattere permanente, e può venir meno solo nei casi previsti dal successivo art. 10. Non sono pertanto ammesse iscrizioni che violino tale principio, introducendo criteri di ammissione strumentalmente limitativi di diritti o a termine.
  3. I nominativi dei soci  sono annotati nel libro soci dell’Associazione.
  4. Tutti gli associati regolarmente iscritti, ad eccezione dei soci minorenni, possono intervenire con diritto di voto nelle Assemblee per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti, e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione.

ART. 8)

  1. Per essere ammessi a socio è necessario presentare al Consiglio Direttivo domanda di adesione all’Associazione con l’osservanza delle seguenti modalità ed indicazioni:
    1. indicare nome e cognome, o denominazione per le persone giuridiche, luogo e data di nascita, luogo di residenza;
    2. dichiarare di aver preso visione e di  attenersi al presente Statuto ed alle deliberazioni degli organi sociali.
  2. E’ compito del Consiglio Direttivo dell’Associazione deliberare, entro trenta giorni, su tale domanda.
  3. In caso di non ammissione l’interessato potrà presentare ricorso, entro i successivi trenta giorni, all’Assemblea Ordinaria la quale, nella sua prima convocazione, si pronuncerà in modo definitivo.

ART. 9)

  1. I soci, sono tenuti al pagamento della quota annuale di associazione, stabilita dal Consiglio Direttivo, ed all’osservanza dello Statuto, e delle deliberazioni prese dagli organi sociali.
  2. L’adesione all’Associazione non comporta obblighi di finanziamento o di esborso ulteriori rispetto al versamento originario. E’ comunque facoltà degli aderenti all’Associazione di effettuare versamenti ulteriori rispetto a quelli ordinari.

ART. 10)

  1. Lo status di socio si perde per recesso, dimissioni, morosità o esclusione. I soci sono espulsi per i seguenti motivi:
    1.  quando non ottemperino alle disposizioni del presente Statuto, dei Regolamenti Interni, o alle deliberazioni prese dagli organi sociali;
    2. quando si rendano morosi del pagamento della tessera e delle quote sociali. La morosità viene stabilita dal Consiglio Direttivo nei confronti di quei soci che risultino inadempienti, anche dopo un richiamo, al versamento della quota associativa o d’ingresso;
    3. quando, in qualunque modo, arrechino danni morali o materiali all’Associazione ovvero assumano comportamenti o iniziative in contrasto con le finalità dell’Associazione o tali da lederne l’onorabilità, il decoro ed il buon nome.
  2. Le espulsioni sono decise dal Consiglio Direttivo a maggioranza dei suoi membri.

 

ORGANI DELL’ASSOCIAZIONE

ART. 11)

  1. Gli organi dell’Associazione sono:
    1. L’Assemblea dei Soci;
    2. Il Consiglio Direttivo;
    3.  Il Presidente;
    4. Il Collegio dei Revisori solo se istituito dall’assemblea o obbligatorio per legge.
  2. Tutte le cariche associative sono svolte a titolo gratuito.

ART. 12)

  1. L’Assemblea, ordinaria e straordinaria, è l’organo deliberativo dell’Associazione.
  2. All’assemblea, ordinaria e straordinaria, hanno diritto ad intervenire tutti gli associati in regola con il pagamento della quota associativa.
  3. All’assemblea ordinaria dei soci spettano i seguenti compiti:
    1. discutere e deliberare sui bilanci consuntivi e preventivi e sulle relazioni del Consiglio Direttivo;
    2. eleggere e revocare i membri del consiglio direttivo e degli altri organi dell’associazione;
    3. approvare le linee generali del programma di attività dell’associazione;
    4. deliberare su tutte le questioni attinenti la gestione sociale e su ogni altro argomento ordinario per cui sia chiamata a decidere;
    5. All’assemblea straordinaria spettano i seguenti compiti:
      1. deliberare sullo scioglimento dell’associazione;
      2. deliberare sulle proposte di modifica dello statuto associativo.
      3. La comunicazione della convocazione deve essere effettuata in forma scritta con qualunque mezzo (consegna brevi manu, lettera, e-mail, fax) purché vi possa essere un riscontro scritto dell’avvenuta comunicazione, contenente i punti all’ordine del giorno, la data, l’ora ed il luogo dell’Assemblea, nonché la data, l’ora ed il luogo dell’eventuale Assemblea di seconda convocazione.

ART. 13)

  1. L’Assemblea Ordinaria deve essere convocata dal Presidente del Consiglio Direttivo, almeno una volta l’anno per l’approvazione del bilancio consuntivo entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio. Per motivi particolari il bilancio consuntivo può essere approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio.
  2. L’Assemblea, ordinaria e straordinaria, è convocata ogni qual volta il Presidente lo ritenga opportuno oppure quando ne sia fatta richiesta motivata al Consiglio Direttivo da almeno 1/10 (un decimo) dei soci regolarmente iscritti o da almeno 1/3 (un terzo) dei Consiglieri oppure dal Collegio dei Revisori dei Conti.
  3. L’Assemblea, sia ordinaria che straordinaria, è presieduta da un  Presidente nominato dall’Assemblea stessa il quale nomina a sua volta fra i soci un segretario verbalizzante. Spetta al Presidente dell’Assemblea constatare al regolarità delle deleghe ed, in generale, il diritto di intervenire in Assemblea.
  4. Il verbale redatto in occasione di ciascuna assemblea verrà firmato dal Presidente, dal Segretario, ed eventualmente dagli scrutatori in caso di votazioni.

ART. 14)

  1. Per la validità delle delibere assembleari, si fa pieno riferimento all’art. 21 C.C..
  2. L’assemblea ordinaria sarà  regolarmente costituite con la presenza di almeno la metà più uno degli associati; in seconda convocazione, da tenersi almeno con un giorno di distanza dalla prima, la delibera è valida qualunque sia il numero dei soci intervenuti. Nelle deliberazioni di approvazione del bilancio ed in quelle che riguardano la loro responsabilità gli amministratori non hanno diritto di voto.
  3. L’assemblea straordinaria sarà regolarmente costituita con la presenza di almeno i ¾ (trequarti) degli associati; in seconda convocazione, da tenersi almeno con un giorno di distanza dalla prima, la delibera è valida qualunque sia il numero dei soci intervenuti.
  4. L’Assemblea ordinaria e straordinaria, sia in prima che in seconda convocazione, deliberano a maggioranza dei presenti; per deliberare lo scioglimento dell’associazione e la devoluzione del patrimonio, si rinvia a quanto previsto dal successivo articolo 29.

ART. 15)

  1. Le votazioni possono avvenire per alzata di mano o a scrutinio segreto, quando ne faccia richiesta almeno un decimo dei presenti. Per l’elezione delle cariche sociali, la votazione avviene a scrutinio segreto.
  2. Le votazioni avvengono sempre sulla base del principio del voto singolo di cui all’articolo 2532, secondo comma, del codice civile.

ART. 16)

  1. Il Consiglio Direttivo è composto da un numero minimo di ____2_________ consiglieri e massimo di ___6_______ membri eletti dall’Assemblea fra i soci, e resta in carica per tre esercizi.
  2. I membri del Consiglio sono rieleggibili. In caso di dimissioni di un componente del Consiglio Direttivo, viene cooptato il primo dei non eletti; il consigliere così eletto rimane in carica fino alla successiva assemblea che può ratificare la nomina.
  3. Nella sua prima seduta il Consiglio Direttivo elegge fra i suoi membri il Presidente, il VicePresidente, il Segretario e il Tesoriere.
  4. Il primo Consiglio Direttivo e le relative cariche di cui al comma precedente viene nominato nell’atto costitutivo.

ART. 17)

  1. Il Consiglio Direttivo si riunisce ogni qualvolta il Presidente o la maggioranza dei propri componenti lo ritengano necessario, ed è presieduto dal Presidente o, in sua assenza, dal Vicepresidente.
  2. Le riunioni sono valide con la presenza di almeno la metà dei componenti; le deliberazioni si adottano a maggioranza semplice.

ART. 18)

  1. Il Consiglio Direttivo :
    1. redige i programmi di attività sociale previsti dallo Statuto sulla base delle linee approvate dall’Assemblea dei soci;
    2. cura l’esecuzione delle deliberazioni dell’Assemblea;
    3. redige i bilanci da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea;
    4. stipula tutti gli atti e i contratti di ogni genere inerenti all’attività sociale;
    5. nomina e revoca dirigenti, collaboratori, consulenti, dipendenti, personale ed emana ogni provvedimento riguardante il personale in genere;
    6. delibera circa l’ammissione, la sospensione, la radiazione e l’espulsione dei soci;
    7. determina l’ammontare delle quote annue associative e le modalità di versamento;
    8. svolge tutte le altre attività necessarie e funzionali alla gestione sociale.

ART. 19)

  1. Il Consiglio si riunisce tutte le volte che il Presidente lo ritenga necessario oppure quando ne sia fatta richiesta da almeno 2/3 (due terzi) dei membri e comunque almeno una volta ogni tre mesi.
  2. La convocazione avverrà nelle forme che il Consiglio Direttivo riterrà opportuno rispettando nei casi ordinari un preavviso di almeno otto giorni; in caso di urgenza potrà essere convocato anche telefonicamente.
  3. Il Consiglio è presieduto dal Presidente, ed in sua assenza, dal Vice Presidente.

ART. 20)

  1. Al Presidente del Consiglio Direttivo compete la legale rappresentanza dell’Associazione e la firma sociale.
  2. Egli presiede e convoca il Consiglio Direttivo; sovrintende alla gestione amministrativa ed economica dell’Associazione.
  3. In caso di assenza o di impedimento del Presidente tutte le sue mansioni spettano al Vicepresidente.
  4. Al Presidente dell’Associazione compete, sulla base delle direttive emanate dall’Assemblea e dal Consiglio Direttivo, al quale comunque il Presidente riferisce circa l’attività compiuta, l’ordinaria amministrazione dell’Associazione; in casi eccezionali di necessità e urgenza il Presidente può anche compiere atti di straordinaria amministrazione ma in tal caso deve contestualmente convocare il Consiglio Direttivo per la ratifica del suo operato.
  5. Il Presidente convoca l’Assemblea e il Consiglio Direttivo, ne cura l’esecuzione delle relative deliberazioni, sorveglia il buon andamento amministrativo dell’Associazione, verifica l’osservanza dello statuto e dei regolamenti, ne promuove la riforma ove se ne presenti la necessità.

ART. 21)

  1. Il Segretario cura l’attività amministrativa dell’associazione. Tiene aggiornati i libri sociali (verbali assemblee, consiglio direttivo, registro degli associati) e cura la corrispondenza dell’associazione.
  2. Il Tesoriere tiene aggiornata la contabilità ed alla conservazione della relativa documentazione,  tiene i registri contabili, cura gli incassi ed i pagamenti dell’associazione in conformità alle decisioni del Consiglio Direttivo.

ART. 22)

  1. Il Collegio dei Sindaci Revisori, qualora istituito dall’assemblea o obbligatorio per legge, si compone di tre membri effettivi e due supplenti eletti dall’Assemblea anche tra persone non socie.
  2. Il Collegio dei Sindaci Revisori elegge, nella sua prima riunione, nel suo seno un Presidente che convoca e presiede le riunioni.
  3. Il Collegio dei Sindaci Revisori: – controlla l’amministrazione dell’Associazione ; – vigila sull’osservanza delle leggi del presente Statuto e del Regolamento Interno; – accerta la regolare tenuta della contabilità e dei libri contabili e della loro corrispondenza al bilancio.
  4. Il Collegio dei Sindaci Revisori può, nell’ambito delle sue funzioni, assistere alle riunioni del Consiglio Direttivo.
  5. I Sindaci Revisori durano in carica tre esercizi e sono rieleggibili.

PATRIMONIO DELL’ASSOCIAZIONE

ART. 23)

  1. Il fondo patrimoniale dell’Associazione è indivisibile ed è costituito:

a) dai contributi annuali e straordinari degli associati;

b) dai contributi dei privati;

c) dai contributi dello Stato, degli enti o istituzioni pubbliche, finalizzati al sostegno di specifiche e documentate attività o progetti;

d) dai contributi degli organismi internazionali;

e) dal patrimonio mobiliare ed immobiliare di proprietà dell’Associazione;

f) dai contributi, erogazioni e lasciti diversi;

g) da tutti gli altri proventi, anche di natura commerciale e/o produttive marginali, eventualmente conseguiti dall’Associazione per il perseguimento o il supporto delle finalità istituzionali

Art. 24)

  1. Le somme versate per la tessera sociale e le quote annuali di adesione all’Associazione, e le quote straordinarie, rappresentano unicamente un versamento periodico vincolante a sostegno economico del sodalizio. Non costituiscono pertanto in alcun modo titolo di proprietà o di partecipazione a proventi, e non sono in alcun caso rimborsabili o trasmissibili.

 

SCRITTURE CONTABILI  E BILANCIO

ART. 25)

  1. Oltre alla tenuta dei libri prescritti dalla legge, l’Associazione tiene i libri dei verbali delle adunanze e delle deliberazioni dell’Assemblea, del Consiglio Direttivo nonché il Libro dei soci all’Associazione.
  2. I libri dell’Associazione sono consultabili al socio che ne faccia motivata istanza; le eventuali copie richieste sono fatte dall’Associazione a spese del richiedente.

ART. 26)

  1. Il bilancio dell’Associazione, comprendente l’esercizio sociale  che va dal primo gennaio al trentuno dicembre di ogni anno, deve essere presentato  dal Consiglio Direttivo entro il trentuno marzo dell’anno successivo, e approvato dall’Assemblea ordinaria dei soci entro il 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.
  2. Il Bilancio, oltre a fornire una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’Associazione, con distinzione tra quella attinente all’attività istituzionale e quella relativa alle attività direttamente connesse, deve contenere una sintetica descrizione dei beni, contributi e lasciti ricevuti.

ART. 27)

  1. Indipendentemente dalla redazione del bilancio annuale, l’Associazione, per ogni attività occasionale di raccolta pubblica di fondi eseguita in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze, o campagne di sensibilizzazione, redige entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio un apposito e separato rendiconto dal quale devono risultare, anche a mezzo di relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna di detta celebrazione, ricorrenza o campagna di sensibilizzazione.

 SCIOGLIMENTO DELL’ASSOCIAZIONE

ART. 28)

  1. Lo scioglimento dell’Associazione deve essere  deliberato dall’Assemblea dei soci con il  voto favorevole di almeno i ¾ (tre quarti) degli associati.

ART. 29)

  1. In caso di scioglimento l’Assemblea provvede alla nomina di uno o più liquidatori, anche non soci, determinandone gli eventuali compensi.
  2. Il patrimonio residuo che risulterà dalla liquidazione è devoluto ad altre organizzazioni di volontariato operanti in analogo settore, o per fini di pubblica utilità conformi ai fini istituzionali dell’Associazione, sentito, se obbligatorio per legge, l’organismo di controllo di cui all’art. 3, comma 190, della L. 23/12/96 n. 662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

 

DISPOSIZIONI FINALI

ART. 30)

  1. Per tutto quanto non previsto espressamente dal presente Statuto si rimanda alla normativa vigente in materia.

I SOCI FONDATORI

maggio 20, 2011

Dell’evento del 29 Aprile scorso presso la libreria Mondadori di Bastia Umbra – PG

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 8:03 am

Ringraziamenti

Volevo ringraziare tutte le persone che hanno assistito all’evento del 29 aprile. Lo faccio ora che ho la mente sgombra e libera. E’ stato un momento molto importante e condiviso, speciale. Aver letto le mie cose, aiutato da altri tre artisti, dal sostegno organizzativo di mia madre, dal patrocinio dell’assessorato alla Cultura Dott.ssa Aristei, dalla libreria Mondadori, dall’articolo uscito sul Giornale dell’Umbria.

Un evento che ho costruito in un periodo dove ho incontrato persone speciali che mi hanno sostenuto e incoraggiato, a partire dalla locandina, dal titolo, per proseguire con i contenuti. Ringrazio la dea ispiratrice e il sentimento, l’emozione, lo spazio performativo, il service, la compagnia Atmo, le aziende di vini, la pasticceria, la pizzeria che hanno offerto il loro lavoro a noi. Ringrazio chi ha ascoltato e chi ha acquistato, chi mi ha chiesto gli autografi e chi semplicemente è venuto, ha partecipato ed è tornato a casa con qualcosa in più, spero, nel cuore.

Nicola Castellini, 20 Maggio 2011

maggio 6, 2011

E’ ANCORA VIVO!

Filed under: giornalino dell'atipico — arrivo @ 10:18 pm

Sabato sera, presso il teatro M.A. di Amelia, abbiamo assistito a una performance di altissima, purissima qualità. L’acqua emetteva il suono diretto dal palco al pubblico, senza distinzione.

Due entità, una bianca e una nera. Un gioco profondissimo. Un tappeto, un cuscino, il tappeto di cinque colori diversi, come il suono. Una storia, una storia che parte dalla vita. Elena si racconta, si apre, si offre al pubblico con un testo personalissimo per la sua universalità e tenuto nascosto a lungo, come in dolce attesa.

Gli oggetti, senza aggettivi, semplici come il messaggio di forza, coraggio, tenerezza ma anche sofferenza, abbandono, solitudine. La danza attorno al tappeto. Le tre ombre sulla parete. Forse perde conoscenza, scopre la vera sofferenza, l’acuta malattia, che se ne andrà per fare vuoto e lasciarsi riempire di amore.

L’amore che vince e permea tutto l’ambiente, l’amore onnipotente e sovrannaturale, l’amore che è forza invincibile e indistruttibile, che disarma e toglie la patina e fa (ci fa) vedere l’essenza e ridona importanza ai gesti e le azioni, alla divina ispirazione che è speranza, in un perpetrato miracolo dell’esistenza. I margini sono rotti e mondati, c’è sale nelle due bocche delle attrici, che parlano dentro di loro, tra di loro, con il pubblico. Una è posseduta, reagisce. Medita, contempla, si isola. L’altra la va a trovare e le sussurra numerose tentazioni. L’atmosfera cresce, densa. Esplode in movimenti organici, pulsanti. Seguono frasi dirette la cui energia è bianca e totale.

E’ ancora vivo il ricordo del Maestro. Dell’amore umano. Di questo spettacolo.

Nicola Castellini, primo Maggio 2011, ore 21.49

dicembre 19, 2010

15° capitolo del nuovo romanzo di Nicola Castellini

Filed under: scrittura — arrivo @ 9:03 am

15

 

Silenzio della notte, sacra. Il Sabato prima del Sabato di Natale. La mia sigaretta sbuffa, sento solo il ticchettio dei tasti del mio laptop, qui, nel caldo letto della mia stanza. Sai, sarà il primo Natale senza di te. Mi rifugio tra le coperte di lana merinos, al riparo. Ho lavorato oggi, al computer. Sono riuscito a parlare, a chattare con nuove persone, a cui piace leggere e che hanno acquistato due copie del mio libro. Con una in particolare sono venuti fuori dei ricordi della mia vita. Era molto interessata a farmi esprimere, mi ha fatto delle domande pertinenti e dirette. Abbiamo parlato dell’amore, del concetto di amore che è diverso dall’Amore Totale, dalla perfetta simbiosi, dall’unione elettiva, da quell’amore a venti anni e poi provi quello che da due diventi uno. Poi arriva il risveglio ed è durissimo. Capisci che c’era qualcosa che soffocava l’altro, ma non sapevi cosa. E poi ne arriva un altro, più maturo, dove rispetti gli spazi dell’altro ma ancora ricadi in errori infantili, poi te ne rendi conto e poni riparo, ti sciogli e ti lasci andare e al tuo cuore fa bene, così come all’altro. Ti rendi conto, insieme, di quante sciocchezze e perdite di tempo per dimostrare la semplicità. Ti riappropri del calore tenero del rapporto, e rifai pace con il tuo essere ora adulto. Con un tocco di fragore carezzi la tua parte bambina, con un altro tocco curi la ferita narcisistica e auto-lesionata. Poi ti guardi attorno, le forme dei ninnoli delle stanze, i vestiti buttati lì, mai troppo a posto, i tuoi compagni di vita cartacei, uno strumento musicale testimone di un viaggio, le fotografie sorridenti, i tuoi portafortuna. Riacquista un senso profondo, un significato la tua vita. Tu non ci sei ma io ti dedico i pensieri. E, assieme a te, ricordo il mio passato, i miei passi a Bologna, davanti alla grande biblioteca, guardando i finestroni da fuori, gli scaffali, imponenti. Passeggiando sulla piazza, tra tombini e grate, e conversando con gli autori dei libri degli scaffali che mi rassicuravano, che mi dicevano che un giorno avrò anche io il mio posto con loro, le loro voci mi dicevano di non aver paura, di non demordere, mi davano CORAGGIO nel proseguire, nel persistere, e sentivo la voce di Dante, tra tutte, e vedevo le penne muoversi, e pensavo che ero il più grande di ogni tempo. Sai che ho telefonato a Roberto? A casa. Due volte. Ogni volta gli trema un po’ la voce, a Ruggerino come lo chiamano a Perugia. Non perché sia basso, ma per via del fatto che è il secondogenito di due fratelli. Il primo è direttore del Teatro Stabile dell’Umbria da tanti anni, un uomo altissimo, sempre elegante, baffi neri, sigaro, amante del Brufani e di quel ristorante in piazza, il Victoria, con quella signora siciliana slanciata e in gambissima, col marito più basso di lei, e lei con i tacchi medi. Pagheranno il pizzo? Ma oggi le acque erano ghiacciate e si scioglievano, i piccioni tubavano su lastre che sembravano alla deriva, mentre le campane del mezzogiorno rimbombavano sui timpani di pochi passanti nel quartiere. Poi una sorta di litigio tra padre e figlio, incomprensioni e scarsa comunicazione verbale. Lui se ne va da sua moglie con un carico di baguettes e cappelli, lasciando il figliolo con un palmo di naso. Che per calmarsi esce a comperare un porro per pranzo da legare con tonno e spaghetti abbondanti, caldi e fumanti, in un sorriso ritrovato assieme a Gesù. Ritorna prima o poi, si dice. Forse tu ora ci stai parlando, beato te. Magari ti materializzerai qui, ora, proteggendomi dalla paura di fare brutti sogni, come quel sogno in cui mi bucavo, mi iniettavo veleno sul braccio, nella vena, con quella siringa lì, mi sembra di sentire il sapore, la sensazione. Al naso. Che sale fino alla fronte e intorpidisce, rintrona. Come quando hai gli occhi aperti, ma hai sonno. Stessa cosa. Noi lo sappiamo, abbiamo un fattore dalla nostra parte: il tempo. Ora ne siamo consapevoli, finalmente. Possiamo concederci il lusso di prenderci il nostro tempo senza batterlo sul tempo. Scrivere precedendo il ritmo, più veloce della musica pensata. Ecco, si è deglutito. Un nodo alla gola e un pezzetto allo stomaco. Che fa un po’ male. Passa una autovettura, poi un’altra. E un’altra, e un’altra. A lisca di pesce parcheggeranno anche in un piazzale antistante un locale, e domani avranno il raffreddore; perché fa freddo quest’anno, e tra due giorni entra finalmente l’inverno e le giornate cominceranno ad allungarsi e magari tra tre settimane ci riabbracciamo, tesoro, e le pellicine dei miei pollici saranno abbassate e levigate, perché mi riposerò e mi rilasserò, o forse no, che importa parlare di corpi, della tosse, di noi. Si va avanti, necessariamente. Ma stanotte è dura dormire, sai? Amo troppo, pure il limite amo. Pure le corde tirate. I cancelli chiusi. Le boccate d’aria pura. I periodi brevi. E mi rivolgo a te, sempre. E a me. A me, a te.. mi fan male appena gli occhi, fa tardi, gli abitanti del web e del quartiere reale son rimasti pochi, svegli. Qualcuno c’è, ma a quest’ora a chi vuoi che importi parlare? Ma qualche pazzo c’è sempre, qualche inquieto. Non insonne. Piuttosto, desideroso di fare. Talvolta amici che non rivedi e ne avresti voglia ma poi passa e ti fai un sacco di problemi, li chiami, fissi un appuntamento e mezz’ora dopo ti penti. E ricominci a pensare a tutto. A come si è svolta la tua vita, come si sta svolgendo e come vuoi che si svolga. Nel mezzo, nel presente c’è gran parte della poesia. In un fiotto di un tizzone, in un rivolo ondeggiante di una sigaretta. Volteggiante verso l’alto e con tendenze orizzontali, talvolta. Incapaci di fermarsi neanche se le disegni su un foglio bianco. Guarda come sgocciola il vapore in finestra. E’ quello della mia stanza. Pregna di me, delle mie speranze, ideali, desideri. Tra poco è natale e non ho fatto la lista dei regali, ma immaginata sì e me la tengo per me in attesa che un Angelo la legga. E salvo e risalvo questo manoscritto, scrocchio le dita, anziché incrociarle. Perché non scrivo natale con la lettera maiuscola? Natale, così. Come quelli scritti nei libri veri, di Dickens, o nelle canzoni di Lucio Dalla in cui papà batte il piede in relax. Chissà cosa pensano, i miei genitori. Ora dormono assieme, finalmente. Ci sono giorni magici in cui gli allineamenti cosmici funzionano. E le persone non si vergognano di amarsi. Alcune si sentono predisposte, aperte. Ma da altre parti il Natale è triste e guerrafondaio, per interessi di pochi mostri incuranti delle vite altrui, i cui soldi son rosso sangue, e le strade bagnate di morte. Per cosa? Per giacimenti petroliferi, materie prime, per cosa? Per false morali, per missionari accecati e deviati, per organizzazioni internazionali corrotte? Dio, cosa ci sta succedendo? Non mi ci raccapezzo. Suono il djambé in onore del popolo africano, da sempre a contatto con politici malsani, che vendono le risorse della loro terra ai compratori, ai colonizzatori. I giornali non fanno altro che parlare di internet, di attacchi mediatici, di guerra virtuale. Sono stanco di queste chiacchiere inutili. Di questi appelli indecenti. Non hanno dignità. Non parlano che di gente potente dalla enorme visibilità. Ormai hanno solo nomi e cognomi, non titoli e rappresentanze. Solo soggettività. Senza oggetto. Sempre a parlare di numeri, di soldi, di economie lontane. Di come e dove trovare canali di risucchio e sfruttamento. E noi all’ora del nutrimento mangiamo i telegiornali pilotati, condiamo i nostri pasti dell’informazione malata, pilotata e deviata e li digeriamo lentamente, assorbendo nei pori la merda di un mondo che è sempre più bello nelle sfumature di un’ora dopo l’alba. Di un uccello che si posa su un ramo, di un bambino che li guarda posarsi vicino a lui, vicino alla carrozzella, li guarda e non ride, li guarda e basta, come fanno i bambini, senza enfasi. Magari allarga per un attimo le braccia, e mentre osservi questa scena, dimentichi te stesso per un po’, giovandotene.

 

Sai, è facile criticare, quasi cervellotico, elettrico. Incosciente. Più critichi e più ti ritrovi solo, sempre. Solo nel tuo rimproverarti, solo nei tuoi pensieri, solo nel pensare alla tua vita, a ritroso nel tempo, ai tuoi sbagli, alle non accettazioni di te. Ma tu quando ci insegnavi a performare lo facevi con uno spirito preciso e puntuale, dicendoci e non dicendoci, lasciandoci soli nel provare e mettere in pratica i tuoi suggerimenti, purché non pensassimo troppo, ma agissimo. In sala era così. Ti ascoltavamo, Torgeir, e poi c’era l’azione. Ma perché sto parlando a te, ora, non è giusto. Sto sfruttando il fatto che non ci sei più, ma neanche prima c’eri in fondo. Da quando si è interrotto il progetto della Compagnia Atipica, sono restati solo i ricordi, qualche appunto e delle foto. E un piccolo e inaccessibile archivio video. In cui venivamo ripresi mente-corpo. Che non si può vedere, neanche respirare, o bere. Ci veniva detto e consigliato di togliere tutto, dalle catenine agli orecchini all’orologio, rimanere possibilmente a piedi nudi, in pantaloncini corti. Io cercavo fonti di calore sul pavimento del cotto. Dopo due ore era necessario. Le trovavo accanto al pilastro a sinistra, sulla parete di sinistra di fronte all’entrata, l’ultimo pilastro, proprio o pochi centimetri dal verticale pilastro passavano tubature dei riscaldamenti. E non si poteva bere, se volevi lavorare bene, ed esplorarti dentro. Via le gomme americane, le chewing-gum. Possibilmente le ragazze senza trucco. Arrivavi, toglievi le scarpe, entravi in sala e non dovevi parlare, nel momento in cui entravi in sala dovevi solo concentrarti. Ciò avveniva raramente, c’eran sempre parole che volavano, ora sussurrate, ora no. Il pavimento odorava di alcool in quanto, a turno a due, si puliva. Tu entravi che era asciutto, si cominciava in perfetto orario, accettando il timore e l’adrenalina, l’emozione di una nuova lezione, un nuovo inizio di auto-esplorazione del proprio mondo lasciato spesso in secondo piano. Lì no. Lì era permesso accedervi. Calarsi con calma e saggezza verso il centro, lasciarci trasportare, guidare dal nostro centro vitale, sentirlo bene. Riprendersi, concedersi del tempo prezioso per questo. Era tutto lì il “segreto”. Ritrovare una dimensione, una intimità personale per poi condividerla anche nostro malgrado, in quanto non tutti eran meditativi o sulla stessa lunghezza d’onda. E d’un nuovo giorno si trattava. Con un risveglio turbolento in cui t’immaginavi dentro lo spettacolo e da spettatore; dove il regalo di tua madre non veniva neanche aperto, apprezzato. E tornavi a casa con alla guida un ragazzo con disturbi mentali che aveva bevuto un po’ troppo, e non si rendeva conto. Quante volte lo ho sognato, Cesare. Con quell’espressione persa negli occhi, lo sguardo assente, immerso nei miliardi dei pensieri al secondo, quell’ex collega dell’unico lavoro continuativo che ho mai avuto. Dal ’93 al ’95, poi me ne andai schifato dal mondo del lavoro, dalla competizione, l’assalto alla diligenza. Per cominciare la vita raminga, e prendere bastonate dalla vita, e sentire le legnate nei ginocchi, sempre più giù, fino al magma nero e incontrollabile, la fibrillazione mentale, lo stato di down interno, quello per cui riesci a fatica a camminare. E dire che da bambino avevo il terrore degli handicappati, mi facevano proprio paura e pensavo che se mai avessi avuto un figlio be’ questo poteva nascere deforme e quanto mi facevano paura di diversi, ci sono diventato poco a poco anche io, lentamente, fino ad arrivare a pensare che mi ci han fatto diventare, non solo la famiglia ma la società, mi sono ritagliato un ruolo sociale vestendo i panni del matto che a poco a poco mi si sono appiccicati addosso. In questo sogno in cui mamma mia fa dei fiori importanti per lei, al cut, al mio direttore artistico, e io ci vado, forse devo fare lo spettacolo, poi lui esce perché quando arrivo sono già nei camerini a dirsi “merda”, a fare l’assemblea, a farsi forza, e io perdo tutto, perdo il lavoro, il posto, la reputazione, il passaggio. Persino al telefono ricevo insulti, legnate. Dalla persona che amo, per averla chiamata al lavoro. Non era così prima. Mi diceva con dolcezza che era al lavoro e basta. Ora no, duramente mi dice come stanno le cose, forse è una fortuna. Forse è proprio una fortuna, come questo sole Domenicale. Ma mi sento un cenerentolo, sai, un personaggio di un libro della Santacroce, ho il mio caratteraccio, ma sono contento di vedere le dita battere i tasti. Almeno le mani non muoiono di freddo. Tanto ormai i polmoni sono consumati. A forza di sigarette. E’ tutto un concerto interiore di fischi, di tossi, o è la mia percezione. L’idiota regalità di sentirsi un poco vittima del mondo, che giustifica e toglie la colpa, non dico i peccati, ma proprio la colpa, il senso di colpa, di oppressione e di angoscia, frutto della mia terra, frutto del retaggio culturale a cui appartengo e non riesco a staccarmene, più lo faccio e peggio è, tra viaggi e ritorni, tra illusioni e catene spezzate, tra tenebre in volo e bagni immaginati assieme a una persona, dalla liscia pelle e le labbra generose, i capelli sbarazzini, i piedi proporzionati. Oh, dove è il confine, forse che quella sera, quella cena, in quella casa, indirettamente ho fatto dichiarazione d’amore a Prisquie? E i genitori, ma io ho fame ancora, e voglio far telefonate ma è troppo presto ancora, è mattino e la gente riposa e mi fa contemporaneamente male alla gola, mancano sei giorni a un Evento, sai, e gli occhi mi si chiudono, ogni volta non sono sicuro se si riapriranno, chi non ha mai avuto paura di addormentarsi in fondo?

dicembre 11, 2010

MAY DAY COSTA D’AVORIO

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 1:30 am

dopo 11 anni la costa d’avorio ha avuto le sue elezioni “democratiche”. c’è stato il primo turno, poi il ballottaggio tra i due. ha vinto il presidente uscente Gbagbo. colui che ha perduto si è autodichiarato presidente sabato scorso. il paese ha due presidenti, ed è in costante pericolo di guerra civile, per altro già iniziata nel nord, come di consueto a Bouake, come 11 anni fa. il secondo presidente, Ouattara, è del burkina faso, ha ottenuto la cittadinanza ivoriana da pochi anni. in combutta con gli uccisori di thomas ankara, partigiano burkinabe degli anni ottanta. quelli che lo assassinarono sono l’attuale primo ministro e presidente del burkina. a parte questo, in costa d’avorio le elezioni si sono svolte con un osservatore ONU, lo stesso che ha ratificato il secondo presidente. ora c’è l’embargo. il prezzo del cacao (primo esportatore mondiale) è crollato. tutta la massoneria occidentale sta dietro a ouattara. la francia in particolare per via del colonialismo economico (forniture di energia elettrica, gas, acqua) per il rinnovo dei contratti. l’america e il belgio HANNO ANNULLATO I VOLI PER LA COSTA D’AVORIO. in pratica un ivoriano che vive lì e vuol tornare in patria non può prendere il volo.

QUOTIDIANI AGGIORNAMENTI SUI FATTI IVORIANI PRESSO IL SITO (IN FRANCESE) WWW.RTI.CI

novembre 10, 2010

sprazzi di relax

Filed under: scrittura — arrivo @ 7:02 am

It is morning, good morning. Wednesday, at all. Sun and wind and people in the car. Some body is ready to run, always to run during the day to earn money. Yeyeyes. So, why should i start my day instead of lying in the bed? Maybe.. ’cause I’d like to be ready for Saturday morning, as well. Mmmm.. Saturday morning is coming in 3 days!!! Oh God. The great opportunity to write in front of people not in the cars. That’s the feeling ladies and gentlemen. I give tou my invitation time for this Saturday. At what time? At 11,30 am. Where? Sala della Cannoniera della Rocca Paolina. Which city? Perugia, Umbria, Italia. To do what? To attend and watch performing writing by me and my friend Elena Succhiarelli. Is it free entrance? Yesssss. Why you want to bla bla la.

 

Time to relazzzzz

novembre 8, 2010

un invito

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 11:30 am

http://nicolacastellini.weebly.com/

visitate la prima pagina e troverete. chi cerca trova.

ottobre 28, 2010

9 ANNI DI ATTIVITA’!!!!!!!!!!!

Filed under: informazioni su di noi,Uncategorized — arrivo @ 10:34 pm

OGGI L’ASSOCIAZIONE CULTURALE ARRIVO COMPIE LA BELLEZZA DI NOVE ANNI DI ATTIVITA’!!!!!! PER QUESTA OCCASIONE, DATE LE MILLE E PIU’ RICHIESTE, PROPONIAMO PER UNA SETTIMANA UNA PROMOZIONE ECCEZIONALE!!! IL LIBRO CON LA NOSTRA STORIA AL PREZZO RADDOPPIATO!!!! SALUTAMMO GENTE, TUTTI QUANTI.

settembre 24, 2010

libro statuto e atto costitutivo originale

ciao a tutti, pubblichiamo lo statuto originario del 2001, e la copertina del libro della nostra storia, fatta di associazionismo alternativo, fuori dai circuiti. Graditi i commenti. clicca sulla scritta sotto per visualizzarli in pdf.

STATUTO E ATTO COSTITUTIVO COPIE ORIGINALI.

nove anni di battaglie interculturali e disciplinari

il testo è disponibile in pdf facendone richiesta per mail ad ass_cult_arrivo@libero.it

nove anni di battaglie interculturali!! lo metteremo online gratuitamente appena riusciremo a capire come farvelo scaricare direttamente sul pc!!

settembre 22, 2010

Nicola Castellini scrive

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 1:33 am

Caro Torgeir, vivo nel presente ora. Nella mia città. Sì, una città del centro Italia, piena di verde e nuove urbanizzazioni selvagge, anche. Una città che è cambiata e cambia di continuo.  Che non si sa che fine farà. Una città che stavo tentando di descrivere, poi si è cancellato tutto, e per ritrovare il filo è una parola.. io non mi trovo più tanto bene, a Perugia. Non ho amici, non mi sento veramente me stesso. Vedi, sono nato e cresciuto per 14 anni in un quartiere adiacente la stazione, o, meglio, giusto a qualche isolato. Un bel quartiere residenziale, nato alla fine degli anni sessanta. Tra i primi in periferia, ma non troppo. Col l’autobus in venti minuti eri in pieno centro. Non c’erano tanti palazzi come ora, tutti questi parchi ordinati e progettati. Ci venivano i giocatori del Perugia, al bar della mia via, via Toti. Che all’epoca erano delle star da serie A, come Castagner, Novellino, persino Paolo Rossi anche se non lo mai visto. Butti, quel terzino con il cognome strano, come si chiamava. C’era la sensazione di star bene, di conoscere gli abitanti, i vicini. Vedi? Volevo parlare del presente, di questa angoscia presente di una città che cambia la sua identità, il cui centro fa paura. Sì, mi fa paura, non ci metto più piede, mi terrorizza. Mi nevrotizza, tra gente che chiede i soldi, gente che suona per strada, gente che parla al cellulare sempre, che non ha un minuto neanche per guardarti negli occhi senza pretese, che evita il saluto, che fa più fico se si volta dall’altra parte, con tutte quelle vetrine succhia soldi, con i suoi politici pomposi, panciuti, sempre di fretta, di fretta. Coi giovani universitari smarriti che si ritrovano nei bar, con i gruppetti radical chic che fanno disquisizioni e si arrogano il diritto intellettuale, che organizzano di tanto in tanto qualche mostriciattola, o del gruppo più agèe, più anziano, che gestisce, che ha egemonia culturale, poi qualche giovane di quaranta anni ogni tanto vien fuori, organizza un festival e si gasa. Ecco qui. Non mi vedono più, non visito più le mura e le pietre del centro storico, coi suoi rottami di vetri infranti, il vociame ubriaco delle undici di sera, qualche accoltellamento, qualche piano di sicurezza, qualche slogan di falsa ideologia, qualche amorucolo fittizio della notte, i soliti locali, il solito potere. E’ bella la mia città. Ho scelto di tornare a viverci. Mi piace lo skyline dei monumenti antichi, le torrette, la preziosità della storia che si respira, rinascimentale. L’odore dei vicoli, in alcuni quartieri, che raggiunge l’apice dei camini accesi, e dei fondi umidicci ma non troppo, delle porte basse come basso era il popolo umbro, restìo ma onesto, sul chi va là ma di cuore, chiuso ma sincero. Quante storie sono passate al corso principale. Quante generazioni di coppie che hanno rinforzato la popolazione, han dato al mondo le creature. Quanti bimbi che hanno giocato ai giardinetti. E ora? Cambiano sempre i negozi, le gestioni, sti negozi che mettono sempre soggezione, come se fai un favore ad entrarci, a rendere visita.  Ma ora è un po’ arrivata la giusta ora per riposare. Mi resta il ricordo, dicono che non è buono, ricordare, che bisogna pensare al presente e al futuro prossimo. Dicono di pensare ai risultati, altrimenti si va a finire a rubare. Dicono tante cose, Emily Dickinson. Ma io sto bene nella mia stanza, come te. Se esco è per comprare le sigarette. Se rientro è per stendere righe. Una dopo l’altra. No, non di coca. Di lettere. Righe su righe su righe su righe. Tutte orizzontali. La chiamano prosa. Se fossero verticali sarebbe poesia moderna. Valli a capire.

Odo onde di pensiero infranto

Cavalli tempestosi alzare la criniera possenti come guardiani

Di un dire insicuro e parafrasato

Ammorbidire il sentimento

E carezzare sollievo.

Cose del genere, capisci? Pensa se mettessi le frasi, i pensieri, i ricordi, uno per uno, incasellati a capo, come una poesia. Ogni frase che termina col punto la mettessi a capo della riga. Cambiare l’ordine, della frase. Copiare le frasi già scritte e invece della consequenzialità orizzontale incollarle in verticale, a capo.

Invece pigi un bottone sulla tastiera e si apre una nuova pagina bianca, che riempi anche se avresti voglia di interrompere. E continui, continui, mentre fuori si sente il rumore tenue di una automobile solcare la strada. Dicono che fu Dannunzio ad attribuire un nome femminile, a darle la definizione di sostantivo femminile, alla parola automobile. Dicono tante cose, questi professori. Devono pur portare a casa il pane. Far passare i loro messaggi, istruirci a noi cittadini. Prepararci per la guerra sociale, prepararci per la battaglia per la sopravvivenza. Siamo in tempi di piena crisi economica, la gente sembra apparentemente uguale, forzatamente tranquilla, pacata, appena insonnolita, assuefatta. Ci si arrangia. Lo dicono sempre. E girano, girano, soli. Arrancano, portano in giro il cagnolino per il quartiere, a far bisogni. Eppure non se ne vede tanta, di gente, in giro. Mi fan ridere, questi comici guerrieri della paura. Con il loro atteggiamento spavaldo, silente, tremante. Col rifiuto a prendersi per mano per camminare insieme e condividere il fardello quotidiano. Ognuno nel suo impenetrabile mondo, perduto. A tentare di dare un senso al tempo che passa, a trovare un obiettivo, una ragione giornaliera. A far programmi, piani regolatori, nuove costruzioni decise da pochi per molti. Democraticamente in quel senso, co sti dinosauri di cemento che serviranno per nuovi abitanti o vecchie famiglie. A pontificare strade, semafori, multe, strutture inutili. Ad aumentare centri commerciali a dimensione inumana, a togliere il superfluo, la linfa culturale, il senso di appartenenza a una comunità, la voglia di sperare e gratuitamente sognare.

Nicola Castellini

settembre 12, 2010

articolo su Arterie.infesta dell’ 11 Settembre 2010

Filed under: Le Periferie — arrivo @ 7:17 pm

Siamo stati a Borgo San Lorenzo in provincia di Firenze, al mugello, non distante dalla provincia faentina e a 50 chilometri da Marradi. Abbiamo visitato questo borgo partecipando alla prima edizione di Arterie.infesta, il seguito dell’edizione reatina nata a Cantalupo in Sabina sei anni fa. Questa manifestazione, che vede coinvolti artisti di ogni disciplina, si prefigge l’obiettivo di coinvolgere la cittadinanza del posto che diventa parte integrante delle proposte artistiche. Nata sei anni fa a Cantalupo in Sabina in tre giorni a ferragosto da un gruppetto di amici che distribuivano un rivista free press, Arter.i.e. è cresciuta ogni anno di più, e riceve fondi dalla provincia di Rieti. Quella dell’11 settembre è stata la prima edizione in toscana, grazie all’intercessione della poetessa Beatrice Niccolai, che l’ha proposta e portata nel suo borgo, con l’aiuto della pro loco e di altre strutture. La giornata è cominciata alle 16, ma gli artisti erano chiamati a presentarsi prima per permettere l’organizzazione di preparare adeguatamente le vie. Si è svolto tutto sotto la Torre dell’Orologio, o piazza Cavour, diramandosi negli antri e nelle viuzze secondo tradizione di Arter.i.e. In tre ore gli artisti si sono esibiti in reading, musica suonata, esposizioni di fotografie di viaggio, quadri, performance teatrali improvvisate, e videoscrittura in tempo reale. La giornata è proseguita, nel bel mezzo di un’altra manifestazione in piazza Dante organizzata da un bar e una yogurteria, con delle letture all’osteria del Galletto, tratte dalle composizioni di Beatrice Niccolai, che presentava la serata giustificando l’evento, intitolato alla memoria del padre, venuto a mancare per un errore umano in ospedale. Durante l’evento, condito da un coro di trenta persone con proposte di musiche dei Beatles, U2 e altri, rivisitate, abbiamo assistito al collegamento via skype con il regista Silvano Agosti nella sua casa a Roma, un intervento importante in cui invitava il pubblico a toccare la poetessa, a starle vicino. C’è stata anche una proiezione molto interessante assemblata da “Cubalibre” in cui si visualizzavano i versi della Niccolai, letti dalla voce di Vinicio Capossela. Si è poi proseguito il flusso in un locale della pro loco, che aveva già offerto la cena, pieno di libagioni tra cui stufato e crostate fatte in casa, condito da musica di un dj non giovasissimo, che ha allietato i presenti. Abbiamo incontrato e parlato con Eva, l’organizzatrice di Arterie a Cantalupo in Sabina, ci ha spiegato l’esegesi del progetto, la possibilità di riproporlo in altri borghi italiani con lo sfecifico intento di lasciare un seme, a patto di una solida interazione con la gente del posto. Di essere supportata, oltre che da suo fratello Riccardo, anche dai genitori, oltre che molte associazioni culturali del suo paese. L’ospitalità è stata eccezionale in quanto Federico, il responsabile dell’evento fiorentino, ha avuto un’apertura verso un gradito e splendido agriturismo (Le Selve) a cinque chilometri che ci ha accolto a notte fonda con un cielo di stelle, e al risveglio mattutino con Sole e rugiada. Cosa aggiungere, oltre la qualità della proposta, la bellezza della campagna toscana? Un tocco novarese. Sì, abbiamo conosciuto Paola Conti, titolare di una cantina di barolo di Novara, un’azienda che gestisce assieme ad altre sue due sorelle, che ha fatto assaggiare i suoi prodotti. Ci fa piacere anche sottolineare come la Niccolai abbia ottenuto di presentare il suo evento-reading all’osteria sita proprio in via Niccolai, intitolata a un suo parente collaboratore strettissimo di un periodico locale, per l’occasione esposto in una edizione di alcuni decenni orsono.

NC

settembre 10, 2010

4 giornate a Cantalupo in Sabina, festival ARTE.r.i.e.

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 7:42 am

3 Settembre 2010

In piazza CA’ MUGGINI, a Cantalupo in Sabina.

Aspetto il corso di letteratura. Sono in sta piazza,solo. I vicoli son colorati a seconda un percorso artistico, le varie arterie della città. Ho trovato accomodation, discreta, un morbido materasso. Mi sento un po’ provato dal viaggio. Comunque, siedo su una panchina, in beata solitudine. Qualcuno pulisce la casa con l’aspirapolvere, c’è un gazebo con rumore di frigoriferi. Il mio nome è affisso, davanti la biblio, sul pannello indaco. Un bellissimo venticello ristora.

E’ ita, soddisfatto sogno. Tutto riacquista senso.

Gran finale musicale, ho nuovo materiale sul pc e un altro ne aspetto. Solidi sguardi, penetranti. Le note di là, waitin’ for a book. Lemme lemme la giusta nottata. Come si chiama, abasabina.it, qualcosa del genere.

4 Settembre 2010

Al bar della Piazza di Cantalupo in Sabina. Grande energia mattutina, panorama stupendo, ho più fame di prima. Tramezzino giallorosso. Na’ poesia, stamattina me sento strano. Con appetito, con voglia de bacià, con Roma dentro, la Roma. E voglia di tornare a Londra. Eterno stupendo panorama delle campagne sabine, mentre la radio manda Take it Easy. Voglia de fumà. Non se po’, arriva un cucciolo di bimba coi capelli di cotone, la stessa che ieri sera, in lacrime, va da papà che qualcuno le ha fatto del male, gli indica la bimba, il papà col sorriso la convince che va tutto bbbene. Che spettacolo.

Ho fatto un salto dall’editore del paese. Stupendo. Dopo il caffè, a miscela Morganti, del Bar Garibaldi della piazza, che prenderò nella saletta con la finestra romantica, dove siede un signore calmo che legge notizie dal quotidiano, e dall’altro lato un ragazzo intento a trovar fortuna sulle slot machines, dopo il caffè andrò da questo editore.   Che bel vento, che bel vento. Alle 11 il Sole già picchia. Ho avuto un invito a visitare il lab di maschere in cuoio da un certo Mirco. M’è caduta la tovaglina, ribelle. Forse dovrei comprarmi il prossimo blocchetto, dal giornalaio davanti. Sto tutto eccitato, è il caffè. E Nadia? Dovrebbe darmi il suo libro di poesie.

Primo pomeriggio. Siedo all’ombra al solito bar del paese. Le due suonate. Gente parlotta. Odori buoni in giro, un riverbero di rosso tutt’intorno. Mi sento me stesso quando scrivo, tutto riacquista la giusta dimensione. Caro Nico, presa diretta. Una bimba si lamenta al bar, la carezza del vento, persone discutono animatamente dentro una casa, parlan di soldi. Un signore largoccio, coi baffi grandi, gli occhi chiari, batte il piede, il suo viso è rilassato, ha letto un libro in inglese. Ritrovo il mio accendino preferito. Calma olimpica a volte interrotta, magari, da una risata sguaiata, un cambio di tono. Mi ha colpito quella danzatrice del ventre con le ali a farfalla, dorate, dal corpo sinuoso, i piedi scalzi, i capelli lunghi e sciolti, una energia sensuale, sessuale, liberante, totale, dietro la Cattedrale, su una piazza nascosta, con la sua musica da Ipod. Laziale, Giorgia, gli occhi grandi, infuocati. Una specie di mantide o di Vispa Teresa. Un odore piacevolissimo del suo armonioso corpo che utilizza per danzare. Il bacino indipendente dall’apertura alare con cui costruisce coreografie incantatorie. I suoi piedi sono belli. Non riuscivo più ad andare via, a toglierle gli occhi di dosso, alimentandoci a distanza, a vicenda. Tre pezzi ha ballato, tre banane piccole ho mangiato acquistate dalla fruttarola di piazza. Non riesco a trovare i bianchi stivali per la mia amorosa. Fa più caldo, aumenta o o . Che dire dei 4 francesi, Sebastien e Antoine, compositori musicali con video abbinati? Tra poco uscirà il cartellone di oggi. Parigini, amici di una coppia francese, sono in 4, forse. C’è pure un’altra ragazza interessante. Veste di pantaloncini corti, alta, carnato bronzeo, viso radioso, ride poco, è laziale, esprime materno andare, in altalena col telo dei musicisti a fiato ier sera sulla piazza, con tanica di bianchetto dei colli, lì sul tavolo e vicino pizzette fritte, dolci o salate. Lazialità in piazza, fatta di un circo felliniano,  neorealista, surreale, bambini in gioco, il diablo che circolava, i musicisti, tanti a riposo, un ragazzo con cappellino etnico, seduto sul palco rilassato parlottando con una ragazza metteva il suo dito su una cucitura, uno strappo dei suoi jeans, con della peluria sparsa, come basette, sul viso, cercando di circuirla, belloccio e all’aise, rilassato. Arrivo a pensare fino a stanotte, dolce in tutto e per tutto. Mi saluta Alessia (Isabella alias Irina n.d.r.), compagna di stanza 2 sulla scuola elementare, viso alla Modigliani. Un vago mal à la tête. Ho ricevuto un invito da Giovanni per un passaggio. Andarmene stasera. Sono tentato di rimanere per vedere Giorgia danzare. Mi ha completamente rapito. Se ci ripenso ancora, sento muovere piacevoli energie. Quei piedi, abbelliti con un bracciale alla caviglia.. che bellezza, che grande fica. Forse ha tutto un alogica, ha tutto un senso. Picchia in testa quel corpo libero, profumato, librarsi nell’aria musicata, battiti d’ali, battiti profondi di ali dorate, profondissimi battiti di dorate ali di farfalla, detonanti ali che battono il suo tempo restituito, gigantesche percussioni del cuore, batte il cuore, la campana, la passione, la testa, la magia l’esoterismo, gli incantamenti. Balla donna balla Salomè, balla per me, per me solo Salomè e portami la testa del Battista sul vassoio. Balla e non fermarti, apri le ali, donna felice, apri il corpo, aprilo tutto per un momento, muovi il fiore dorato e sacro. Fallo dietro la Chiesa, Giorgia, tra due ore c’è un matrimonio di paese, apri le ali e mettili tutti sotto come una matrona romana, dalla bocca larga, larghissima. Dorate molecole totali nell’aria brillante, flette un corpo fasciato di nero, in mezzo a veli del Sole, tremenda creatura di pace, di Pace interiore. Ne avevo bisogno, mi hai donato l’anima del tuo ballo, e non riuscivo a staccare gli occhi da quella danza annunciata dal lenzuolo, da un velo d’oro, il vello del tuo oro. La bocca aperta, da quanto tempo non capitava, la bocca aperta e salivante, gli occhi aperti, il corpo fermo e completamente rapito nell’attesa del prossimo ballo, del prossimo movimento, tutto a farfalla, tutto femminile, totale, sensuale, muovi il ventre indipendente e mi dai fuoco, ho la frutta gialla piccola, tre banane che riesco a malapena a deglutire mentre un uomo mi chiede un’informazione turistica, riesco senza volerlo a non fargli oltrepassare la piazzetta della mia amante improvvisata, dall’odore pulito, di carne liscia, di pelle da ventottenne, gli sciolti capelli librati nell’aria e ora stai in tavola, assieme agli altri, a pochi metri, ascoltando e  osservando, non proferendo parola, in attesa, attenta ma rilassata. Appena sola in mezzo agli altri, sola in quella piazza, un evento accaduto per cui senza volerlo, e torna il tuo odore, lo sento, lo immagino nei sensi ritrovati, come mangiare la pizzetta fritta al sale che diventa zucchero.

Rimanere eterni pomeriggi, con la penna in mano. Una penna speciale, assai, di tredici centimetri, con la punta fina, ci scrivo benissimo, amore mio sai perché non partecipo alle discussioni? Perché vorrei avere ragione io. Sto bene al centro dei tavoli, un cane abbaia, un ragazzo raccoglie i rifiuti, ho un’altra sigaretta sul pacchetto da dieci. Non consumo, così, non sudo in giro, non bevo e non annaffio. L’apparato digestivo funziona. Posso scrivere molto. Vorrei trovare un altro blocchetto, lasciamo stare i desideri. Parliamo di altro, amore armonioso, il numero otto. E’ entrata al bar una ragazza, con gli stivali bianco sporco, di camoscio però. Non sono di pelle liscia, diametro del polpaccio 40 max 43, tacco fino a 6.

C’è un palazzo nobiliare, di certi Baroni, Camuccini, comincia a piccarmi il naso, mi sa che sto arrivando al termine, mentre mi arriva un odore di matita, piacevolissimo, rimandandomi al colloquio mattituno con Maurizio, un editore locale con l’ufficio in corso del Popolo. Che ha pubblicato le memorie del padre di Carlo Verdone. Si chiamava Mario. Suo figlio, di 34 anni, ha mire più alte rispetto alla partecipazione annuale del Festival ArteR.I.E. Lo contatterò per email, una volta che avrò terminato “Il mio ultimo saluto a Torgeir Wethal”, il loro sito è sabinaeditore.com qualcosa del genere. Grazie Signore, per questi momenti, per sto pomeriggio laziale, sento fortissima la presenza della silente Giorgia, è stupenda seduta senza far nulla, parlano gli altri magari pensa alla sua performance, vorrei togliermi la maglietta, son sempre davanti al bar, che manda buona musica.

Un rinfresco, servito finalmente da una sorridente barista. Un salatino, comincio ad aver confidenza. Giorgia se ne è andata, completamente. Me so’ alzato e non c’era più. Un segno importante. Senza chiederlo, ha scelto acqua gassata, m’ha letto nel pensiero, arriva ancora arietta, tre tocchi di campana, gli stivali di camoscio se ne vanno, la mia andatura è lenta, dinoccolata, osservatrice. Ho scoperto l’andatura senza sforzo che si ingioia, che assimila e ne gusta le immagini, gli stimoli della realtà. Che peccato, Giorgia se ne è andata, se n’è ita. Do stai, volevo farmi notare col drink ghiacciato, un incedere potente dentro, grazie Hermes, grazie Ibis Thot, la scrittura è totale, la stesa delle righe è giusta, congrua e liberatrice. Oh, come mi sento bene, e mi fermo e riparto, un coscienza che s’esprime nell’atto solitario della penna, della scrittura, ritorna quell’odore ma cambia, ora è rilassato, un profumo di fiore, forse, di una donna appena uscita di casa, magari una casa ben curata, vicino. Eccola, è passata col drappo dorato, chissà dove va, magari in palestra a provare, sarebbe un miracolo. Tra un po’ mi sposto, in fondo è un bene, la scuola, la palestra, il riposo, il relax, i lettini, i materassi, la bionda della protezione civile, i pannelli solari sopra, tanto debbo andarci per prendere le sigarette, Giorgia dalle ali abbassate. Nettamente più interessante l’arte femminile. Quindi, finisco la sigaretta, il drink, pago e me ne vado, ma forse non ho moneta, solo carta. Cerco la fata alata, dal corpo luminoso di danze, sollevare il velo e il mio muscolo, anche lui deve vivere, anche lui i suoi bisogni, e poi devo defecare. Ma sarà l’, la ballerina? E’ andata in quella direzione, ma non sarà lì. Poco utile scrivere di lei? Chissà. Inutile aspettarsi la danza, la presenza al chiuso. Per me s’esprime all’aperto, ma dove andava col suo velo dorato? Di spalle. La vedi la cenere della sigaretta che rimane diritta? Ora la sgrullo, per forza o per amore. Fa che possa rivederla, scambiarci due chiacchiere, magari un discorso. Avrei piacere a inviarle questa composizione, che va copiata. Prezioso scrigno, è questo il mio Bunker, B, questo tacquino prezioso, abbellito dai miei pensieri inchiostrati, di pagine di giallo, di pallido giallo, ieri s’è posato uno stupendo insetto con le antenne, proprio all’inizio della pagina di sinistra, ancora vuota. Avevi proprio ragione, Don Antonio, nel dirmi di prendere la penna in mano, e scrivere.

L’è là, la Giorgia, ai miei piedi. Prova, fa delle prove, con musica araba. Siede, e muove il bacino su e giù, sapendo di avere un osservatore. Oddio Santo, che bellezza. Il corpo totale in movimento, l’intera palestra per lei. Ora cambio musica. Tutto il tavolo! Di sbieco, per non darle fastidio. Ho acquisito il suo stesso odore, lavandomi con bagnoschiuma. Tesorino, spero questa mia presenza sia per te discreta. Ci sono tutte le teorie applicate della centratura. Virgole totali in movimento. Totali virgole in movimento di sistema. Balla Giorgia, questo è un riscaldamento, lo sappiamo, fiore scuro ondulato, balla, alla luce del Sole, che Dio ti protegga. Sudato corpo che s’esprime regalandomi nuovi atomi cerebrali. Le fiammate, incandescenti, il viso, il naso, la pausa.

Sigaretta. Le campane suonano. Il motivo per restare sta nella palestra. Dio m’illumini, mi aiuti sul da farsi. Son passati due autobus Cotral. Giorgia è del Leone, ha festeggiato il suo agostano compleanno al mare. Ora ricomincia, si è tolta la lunga e ampia gonna, per un paio di pantaloni celesti della tuta e comincia a librarsi, i suoi piedi sono nudi. Il ritmo musicale è preponderante, più potente, arabeggiante, metafisico. Come se un intero esercito berbero cavalcasse in stato d’assedio, in stato di guerra, tra sciabole e turbanti. Bianchi cavalli possenti. Ora arriva il velo d’oro, si veste, e non capirò più nulla. Tamburi, canti, magia. Carezze al cervello, pure. L’ombelico in mostra. Titani ampissimi, muscolosi, e neutri. Un sorriso. Basta così, credo. Ora parlotta con un’amica. S’è tolta il velo. Ha sempre posture regali, eleganti. Farà lezione all’amica? Intanto s’abbevera, beve acqua. Le sue pose sono erotiche. Posso stare ad osservarla, a guardarla, e scrivere. Sto bene, mi son lavato, sto correndo sul grande tavolo di sopra l’intera palestra, la visuale della palestra, giovandomi del profumo del bagnoschiuma, pudicamente. Il velo d’oro poggiato sull’appendiabiti. Scompare, dalla visuale, ed ogni volta che ci ritorna è una botta, un colpo allo stomaco, e un po’ al cuore. Sì, danzeranno insieme. Ora siede in posizione loto conversando piacevolmente. Le chiacchiere, il riposo. Niente scambio mail, libri, nulla. Andrò in camera, a riposare, c’è Alessia orizzontale, viso alla Modigliani, sull’alto materasso. Ridacchiano e vivacchiano. Trovo difficoltà a reggere una conversazione, preso dai miei flussi. Non riesco a staccarmi dalla sua presenza! Mi piace quando ride, le pose che assume, mi piace continuamente, il taglio degli occhi, quei piedi ampi, curati e generosi, quella voglia d’immaginare di toccarli, quei piedi prensili, quella liscia pelle, toccarla coi polpastrelli. Parlano di casse di risonanza. Eppure continua lei a interessarmi, il generoso seno, le lunghe gambe, il busto lunghissimo, potentissimo, la schiena giusta, muscolare, gli avambracci, pieni di forza, e le affusolate dita. Mio malgrado immagino tutto questo, pensarlo è possibile, non è peccato, cara Giorgia che mi hai totalmente catturato nella morsa, irretito in una dolcissima, piacevolissima ragnatela telepatica. Il tono della tua voce è armonico, riscalda i timpani, sei più ascoltatrice che relatrice, una pausa lunga della danza e la musica, sono affascinato dalle ballerine, dai corpi in movimento, dinamici, che s’esprimono.

Ho mal di pancia.

Se rimanessi? Tango una ventina di euro. Poi non mi rimane nulla. Non so. Non riesco a liberarmi, mi piace tantissimo, ma è un errore, per certi versi. N’error de sbaglio. Sono arrivati gli invitati al matrimonio di paese. Non la guardare, seduta sul pavimento, con le gambe aperte, i piedi in vista, il busto seminudo. Abbiamo instaurato un invisibile e silenzioso legame, ormai. Di quelli estivi, passeggeri. Ho le labbra screpolate, tengo duro. Ogni posa sua m’affascina, sta diventando una Musa. M’è piaciuto lo strisciare del piede sul pavimento, come a riportare a lei, vicino, la compagna di conversazione. Le vetture passano, l’orologio scandisce. Ormai m’abbandono.

Già, invece di far lo scemo dovrei pensare alle cose SERIE. Ciao piccola. Mi sei mancata. Ora c’è la tua lezione. Su e giù, dolcemente. Sempre meglio. L’ombelico è d’oro. Quando tira su il bacino, il ventre, è uno sballo. Fa caldo. Ma quando mi stacco? La tua schiena sembra davanti, vivo. Un serpente che respira. Sono ipnotizzato. Le sta insegnando molto bene. L’allieva ha un bel viso, ora che vedo con occhi ripuliti dalla gelosia. Che bello. Muovono il bacino, il ventre, davanti e dietro, come se facesse l’amore, ora con la mano sinistra a reggerlo, sotto l’ombelico, sopra il sesso. Andare in bagno, liberarsi dai liquidi, fare la valigia e partire. E’ questa la soluçao.

Mia tanto. Che buoni odori di cibo e d’incenso. Ho una fame.. la cucina non è pronta. Sto davanti la biblioteca, sotto un albero fiorito, vicino la piazza dove danzerà Salomè. Sonnacchio e sbadigliar ella. Ancora il venticello. Mi han ben salutato, il gruppo di Pagine Sensibili. Ma non sono entrato. Ho pure freschino, ho pure. Le ragazze parlano dentro. Spero Nadia abbia portato il suo libro di poesie come scambio. Ci sono nuovi arrivi, nuove magliette, sento freschino. I fiori cadono, il vento carezza ancora, in questo tramonto sabino, le voci del paese, si anima nel sabato penultimo del festival. Tanti bambini sognanti e stupendi. La cucina lavora, evito troppi contatti cogli altri, immerso come sono nel mio relax. Ho deciso di non partire oggi, di prendermi dell’aria, del riposo, di vedere le persone, starci ancora. Spero di aver fatto una buona scelta. Si sta bene, l’atmosfera è piacevole, giusta. C’era una ragazzina di quindici anni, vestita jeans, con la famiglia, che finiva una sigaretta. M’ha fatto effetto. E’ bello che il mio scrivere è rispettato. Che buffo il contrasto dell’arancione acceso col verde d’un germoglio. Paese in festa, festa di paese, di Sabato. C’è pure la ragazza che fa laboratorio video coi bambini. Oggi senza cappello. I am starving for food. Titanica tatuata ragazza dalla pelle bronzea, il viso marcato, sempre appena beffardo, e il sorriso pronto. Ha lo sguardo bruno come i capelli, diretto. Sicura di sé. E’ arrivata la cow-girl, altra ragazza che spicca, con cappellino, viso e corpo magro, occhi chiari. Ho una fibrillazione per la cena. In tasca c’è il foglietto di ieri. Sarà ancora valido? Dovrei andare all’accoglienza artisti per chiedere quello di oggi? Credo di no. Stasera non performo, non ricordo gli accordi, se ho diritto lo stesso alla cena. Mi scoccio ad aspettare. Dovrei cominciare a muovermi, andare in biblio per il libro, dall’accueil per la questione food, e poi Salomè dove sta, non ballerà più davanti alla biblio? Nadia m’ha fatto cenno “dopo”, riferito al suo libro. Me lo spedirà all’indirizzo? Perché febbricito così? Poniamo che non ho diritto a magnà, mi compro un kebab? Non ho preso il cellulare, se mi chiamano a casa? Forse lo faranno domani. Un po’ mi pento di non essere andato via però. E’ che dovrei performare domani, in piazza! E arrivano gli unni. Abbiamo un clown affamato. Ma quante belle figlie madama dorè.

Arsiedo sul tavolo-tavolo. La dinner espletata. Ora che fò? Non lo so. Siedo sul tavolo punto e basta. Forse è buono fare un giro. Distendermi, distendere i pensieri, in fondo stasera dovrei far poco. Riprendono i movimenti tellurici. So’ stanco? Debbo digerire? Cosa debbo fare? Mi sigma un po’ tutto. Il cielo ha un colore splendido. Gli uccelli in festa e questa penna che fa i capricci.

Non ce la faccio più a non scrivere. La Dea reatina ha sistemato i fili, accucciata sulle forti cosce. Mi ha dato il là per aprire il tacquino. Ora ha messo in bocca una sigaretta di tabacco. Poi, seduta in consolle, ridacchia. Si sistema i lunghi, ondulati capelli, ora ha le mani giunte, le gambe accavallate. Precede Giorgia nella visuale. Eccole unite in una immaginaria linea. Ma dura poco. Poi sbadiglia spalancando le fauci. Maglietta blu aderente, prosperosa. Questo “discanto” che precede ali di Iside non finisce più. Ne fa parte una madre, cantando davanti a suo figlio. Ora Reatina s’abbevera, di fresco vino, tira una boccata di fumo, ha un cipiglio, qualcosa la turba. Non finisce cchiuuuu.

“Sentieri videografici percussivi inerenti sagome dalle orizzontali verticalità

Proserpina giunonica generosa abbraccia culminanti

diapositive tensoattive nel protoatto dell’esistenza immaginifica

e reale. La piazza concreta d’un suolo totale.”

Eccomi nel bar Garibaldi in pieno sabato sera, schiamazzi continui e un pensiero al letto. Domani è Santa Domenica, Dio m’aiuti tanto. Con sorriso, tuo Nico.

5 Settembre 2010

Domenica, il risveglio è tra le crepe di una serranda. Dalle cui maglie allargate penetra il sole sabino già alto. Nella stanza numero 2, il tarantato s’è alzato, col suo strumento. Irina, la dolce Irina, ancora dorme, si riposa su un fianco su un giaciglio bianco, giallo e blu, tra la sua scura e liscia chioma e un tratto di viso e spalla. Piccola chioccia dal grande occhio, ti voglio bene.

Sera. Sono agitato. Il cielo è parzialmente coperto, domani è lunedì. Ho dormito e dormirei, ho da fare delle cose: sapere l’orario dell’autobus del mattino. Montare il pc. Prendere l’ultimo libro. Fare cose. Cosa mi manca altro? Il sorriso!!

6 Settembre 2010

Sul treno, per casa. E’ una bella giornata estiva. Ho terminato il libro “M’abbandono al flusso della vita”. Non so, mi sento inquieto. Che ho? Ho cambiato di posto, mi sento un po’ meglio, la voce di un uomo alle mie spalle mi disturbava. Ora siedo vicino a una. Terni, la stazione. A volte, se fosse per me, eliminerei l’uomo. E’ banale. Ora se ne è andato. Ecco, arrivano altri rumori non richiesti. Logico sia un po’ ipersensibile. Almeno siedo accanto una profumata ragazza. Dai Nico, life is good!

settembre 9, 2010

CLIPWRITING 5 SETTEMBRE CANTALUPO IN SABINA, RIETI, FESTIVAL Arte.R.I.E.

Filed under: Uncategorized — arrivo @ 1:25 pm

salut à tous le monde. je me present, je suis Nicola Castellinì, l’écrivant. Bienvenue, et merci a P.A.R.A.D. pour la patience. So, let’s begin. Piano Piano prendo confidenza con lo spazio, con voi che guardate questa porzione di muro, ci vuole un pò di tempo per trovare il mood giusto, forse tutta la notte.
quindi, accendetevi una sigaretta, non pensate a me, a questo schermo, a stanotte ultima notte di ARTE.R.I.E. o come cavolo si scrive.
vedete come passa il flusso? E’ lo stesso flusso che sento DENTRO. corrisponde esattamente alle persone che passano, ci avete mai pensato a una persona come una nuvola nel cielo? Arriva, prende forma, e poi si dilegua. ecco, è tutto. io ho finito la performance. Sono il Presidente dell’associazione culturale e letteraria ARRIVO di Perugia. IN perugino si dice ARIVO. (Scherzo, ma il dialetto è importante, che diamine..) di cosa volete che scriva? Del flusso di coscienza, di questa arietta fantastica che solletica il viso, le braccia, i piedi? O di momenti condivisi incollati a .. un muro? buffo. io vi ringrazio, ciò è fantastico, mi piace, essere un centro, virgola. stasera non sono molto ispirato, eheh. forse perché ho dovuto attendere pazientemente il turno, come in fabbrica. Ma che volete, dovevo andarmene sabato, poi ho incontrato giorgia, quella della danza del ventre, mi ha fulminato, con le sue ali dorate, le sue ali di Icaro. dovevate vederla a mezzogiorno fare le prove dietro la chiesa, con quelle ali, il corpo si muoveva a farfalla, sono rimasto     INCANTATO
tre trenta minuti, e addio viaggio di ritorno, così stasera arieccome qui, sulla stessa via di venerdì dove ho composto come un matto per non so quanto tempo, adoro scrivere, anche in mezzo al casino. scrivo da sempre, per sempre, dicono che fa bene, che mi fa bene, che rende le persone più se stesse. se lo dicono loro.. la bolla di sapone data dalle lettere che si compongono da sole, così, senza sforzo apparente. e poi rileggerle, rileggerle davanti ai visi stupiti degli organizzatori, che ti guardano con quegli occhi spiazzati, che non capiscono ma si divertono.. dovreste vederli. ah, a destra scorrono immagini di una mostra tenuta a dicembre, 23 pazzi artisti tutti insieme a Perugia, la mia città, organizzata in quattro mesi di scontri e riverberi, sapete, la vita d’artista porta anche al cazzotto.. io me ne dissocio. li ho lasciati fare. così questa mia narrazione DEL NIENTE va avanti, ma quasi quasi faccio una pausa perché tra poco spengo tutta la musica per ascoltare solo la mia virgola quella interiore.

BOOM!!!

No music, only me, my feeling, le dita. Come un pianoforte. grazie. ringraziare fa bene Giocasta, lo sai? Rieti senza la p, ripeti. concentrati, Giocasta, cosa diciamo a questo muro? Non t’arrabbiare, non t’arrabbiare, piccola Giocasta, ti ho cercata tre giorni, e non ti trovo. Ci sei ma non ti fai vedere, apri le ali, aprile un poco, senza clamore. Oppure riapro la musica elettronica. Dove sei, manifestati.. è solo per stasera, io domani riparto, Giocasta, tu sai dove; vedi che sto diventando tutto serio? Prima ho fatto divertire il pubblico, come al solito, ma ora è un’altra condizione. senti i bambini come giocano, camminano, parlucchiano, poi un genitore dice loro di cambiare vicolo, ma loro vogliono andare giù, proprio di lì, in quel vicolo a vedere quello spettacolo luminoso, in mano hanno i palloncini e tanto amore. amore, parola mai troppo detta, utilizzata, cammina, cammina, vai vicino, un attimo di più. senza parlare, se non con il tuo interiore. ogni passo un ciottolo del cuore, ogni smorfia della bocca un accenno di sorriso, it is so ease, è facilissimo. ma non cadere nella retorica, smettila di prenderti sul serio, Nick, accendi sta festa, alza la testa, no, abbassala, sii umile, poi diventa forte e orgoglioso, ti han insegnato la dignità.

borbotti tra le tue acque, infinite.

Grazie.
Nicola Castellini

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